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Lanciato all’attacco dell’Europa e pronto a imporre dazi, il ministro dell’Interno e vice premier (che di fatto gioca tutti i ruoli in questo governo) rischia di far diventare l’Ue «una repubblica di Weimar dei nostri tempi», scrive il Financial Times. Il trumpismo salviniano sui dazi (che salvaguardia Putin!) è una miccia sotto la fragile Ue. Sui rischi che comporta la politica dei dazi è intervenuto anche il presidente Mattarella, parlando al forum sul vino della Luiss. Il capo dello Stato si preoccupa del made in Italy e, per questo, ha bacchettato il ministro Salvini. Perché non l’ha fatto riguardo alla scellerata politica dei porti chiusi ingaggiata dal ministro dell’Interno e da quello delle Infrastrutture Toninelli? Perché di fronte a nuove morti causate dai respingimenti non è intervenuto in difesa dei diritti umani e dei valori fondamentali della Carta che parla di dignità umana, come valore fondante del patto costituzionale e di inviolabilità della persona umana? È accettabile che l’Italia finanzi la guardia costiera libica per riportare i migranti là dove rischiano la vita? In quanto garante della Costituzione che non prevede la tortura, già da tempo, avremmo voluto sentire la voce del presidente Mattarella levarsi in difesa dei diritti umani e contro Salvini che più di una volta se l’è presa con la Corte europea intimando (già nel 2015) ai giudici della Cedu di farsi i fatti propri. Certo, si dirà, Matteo Salvini non è il solo responsabile. Prima di lui Marco Minniti, da ministro dell’Interno, ha aperto la strada agli internamenti in Libia dove i migranti (respinti da noi) sono sottoposti a torture e stupri. Senza dimenticare che il governo Gentiloni ha fatto accordi con il Niger dove i migranti non hanno sorte migliore. Per questo diciamo che non è credibile l’opposizione al governo giallonero che viene dal neo fronte repubblicano nato dal Pd di Minniti, Gentiloni e Renzi di cui il gruppo L’Espresso si è fatto portavoce. Per questo è tanto più urgente una forte e chiara opposizione di sinistra alle politiche muscolari del suprematista Salvini («prima gli italiani») che sfrutta per un proprio tornaconto politico il dramma dei naufraghi e usa come arma di distrazione di massa la paura di una inesistente invasione di migranti.

È vero esattamente il contrario, sono i Paesi europei e le maggiori potenze mondiali ad aver invaso l’Africa depauperandola di risorse, lo ripetiamo come un mantra tutte le settimane. Se le fake news inventate da sovranisti e redivivi fascisti sono riuscite a fare breccia nell’opinione pubblica a furia di ripeterle, ripeteremo all’infinito le cifre che fotografano la realtà che i media mainstream non raccontano correttamente, facendo da megafono della propaganda di destra. Salvini parla impunemente di «retorica delle torture in Libia» negandone l’esistenza. E c’è chi lo prende alla lettera osando affermare che le strazianti fotografie dei bambini annegati sarebbero frutto di montaggi studiati a tavolino. La realtà viene lucidamente alterata, stravolta, negata, annullata. «Si prega di chiudere gli occhi». Ma noi non accettiamo di obbedire al comando. Non accettiamo di sederci su una panchina in attesa che l’ondata populista esaurisca la sua forza. Il compito più urgente che abbiamo oggi è dire no alla violenza dei respingimenti; dire no a una società armata fino ai denti in nome della «legittima difesa». Diciamo no alla militarizzazione delle città e dei confini voluta da amici di Salvini come l’ungherese Orbán che governa con il sostegno del partito neonazista Jobbik.

Quello che abbiamo ascoltato a Pontida è un’inaccettabile e pericolosa miscela di patriottismo guerrafondaio, familismo e misoginia, cattolicesimo oscurantista, culto dei morti, rivendicazione identitaria di radici legate al sangue e alla terra. La escludente retorica dell’autenticità denunciata da Adorno ritorna nel postmoderno citazionismo di Salvini che mette insieme Disney, Trump, Olivetti e il catechismo. E molto altro. Come se la storia fosse un calderone da cui si possono estrarre pezzi decontestualizzati, svuotati di senso, da riciclare. Ne esce fuori un caotico amalgama tenuto insieme dal peggior razzismo (nascosto sotto la bandiera della sicurezza nazionale). Se il carnevale di Pontida poteva ancora sembrare folclore ai tempi di Bossi ora quel rituale attovaglia tutta una serie di ministri del governo giallonero. Con tutta evidenza la Lega detta la linea ai grillini, nonostante le dichiarazioni di Fico e tentativi di cercare coperture a sinistra. Sinistra che a sua volta appare attonita, sbigottita, rassegnata e incapace di controbattere. A rendere balbettante la risposta della sinistra è una carenza di visione e di proposta politica, ma anche, al fondo, una carenza di pensiero sulla realtà umana e una mancanza di laicità che porta a credere che il razzismo sia un dato di natura, che la paura verso l’altro sia innata, che tutti saremmo Caino. Una sinistra che preferisce credere invece che pensare finisce per aderire inconsciamente all’ideologia conservatrice della destra. Caro Marco Revelli, se crediamo che la cattiveria umana sia un dato antropologico come possiamo trasformare noi stessi per costruire tutti insieme una società più giusta, democratica e progressista? È tempo di liberarci di questo vecchia ideologia che perfino il vecchio Marx chiamava oppio dei popoli.

L’editoriale di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola


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