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«In fondo, a sinistra, ci sono certo le europee del 2019, quando servirà una lista capace di oltrepassare lo sbarramento del 4 per cento. Ma, prima ancora, ci sarà l’autunno. Sarà allora che prenderanno forma le politiche sociali ed economiche del governo Lega-M5s prefigurate finora dal succedersi incalzante dei tweet più che dai fatti concreti. In un mese, l’esecutivo ha prodotto solo due decreti – uno sul tribunale di Bari, l’altro sul rinvio a gennaio della fatturazione elettronica per i benzinai – e un blando decreto “dignità” che, dopo un avvertimento di Confindustria, non ha intaccato il Jobs act. «Ma se non tocchi il Jobs act, di quale dignità parliamo?», si chiede Viola Carofalo, portavoce di Potere al popolo.
Di concreto ci sono solo la blindatura dei porti, l’esternalizzazione delle frontiere, la guerra alle Ong, il corollario di stragi nel Mediterraneo contro cui prova a ritessersi la trama di un’opposizione sociale e politica che deve resistere sia alle sirene del “fronte repubblicano” – lanciato proprio da chi ha preparato il terreno per la xenofobia – sia alle tentazioni di un populismo versione “di sinistra”. C’è chi lo chiama già “quarto polo”, da quando De Magistris, alla fine di maggio, ha annunciato di essere «pronto a una stagione davvero nuova», «qualcosa che valorizzi le differenze, accanto a gente non compromessa». Un mese dopo, nella Sala del Consiglio della città metropolitana, nell’ex convento di S. Maria La Nova…

L’articolo di Checchino Antonini prosegue su Left in edicola


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