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«In questo caso, resta il manicomio, Sì, signor ministro, il manicomio, E allora vada per il manicomio. Del resto, sotto tutti i punti di vista, è quello che presenta migliori condizioni, perché non solo è circondato da un muro per tutto il suo perimetro ma ha anche il vantaggio di essere costituito da due ali una da destinare ai ciechi propriamente detti, e un’altra ai sospetti (…)».

Nel racconto del premio Nobel Josè Saramago un’improvvisa cecità, detta “mal bianco”, aveva colpito parte della popolazione. La sola soluzione che sembra possibile per il governo, per arginare il dilagare di questa epidemia, è rinchiudere i contagiati all’interno di strutture i cui confini sono sorvegliati dall’esercito. Recentemente il ministro dell’Interno Salvini, dopo essersi occupato dei migranti e dei vaccini, ha ritenuto opportuno affrontare anche l’argomento della salute mentale. Prima al raduno del 1 luglio scorso a Pontida e successivamente ospite alla trasmissione In onda di La 7, ha parlato di un’«esplosione di aggressioni per colpa di malati psichiatrici. È stato abbandonato il tema della psichiatria e lasciato sulle spalle delle famiglia italiane chiudendo tutte le strutture di cura che c’erano».

Tali esternazioni non risultano essere fini a se stesse o un semplice slogan elettorale, ma sembrano essere l’innesco per la presentazione di un disegno di legge che ha come prima sottoscrittrice la senatrice della Lega Raffaella F. Marin. Non è un caso che il 3 luglio si sia tenuta in Senato una conferenza stampa da titolo “Oltre l’utopia basagliana, il bisogno di un luogo di cura”. L’idea contenuta nel disegno di legge, che dovrebbe modificare le attuali norme legislative, è quella di…

L’articolo dello psichiatra e psicoterapeuta Francesco Fargnoli prosegue su Left in edicola


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