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Non aumenta il mio dispiacere per ciò che è successo a Daisy Osakue il fatto che sia italiana e che sia protagonista della nostra nazionale di atletica. A ben vedere non mi interesserebbe nemmeno che sia nera se il particolare non fosse utile per svelare il filo (nero, appunto) che collega gli ultimi fatti di cronaca (nera, appunto) e che testimonia un razzismo (e un fascismo, scriviamolo pure: fascismo) che non ha niente a che vedere con il popolo italiano tirato in ballo da Salvini e dai suoi alleati ma racconta piuttosto lo sdoganamento e il senso di impunità di pochi utili idioti.

Provo dolore, solidarietà e sgomento per Daisy come per gli immigrati del Mali colpiti a Caserta da ragazzi che inneggiavano a Salvini, come per Bouyagui, il cuoco malese colpito a Napoli da un fucile ad aria compressa, come per i due nigeriani colpiti in due giorni diversi a Forlì da colpi ad aria compressa, come per il gruppo di nigeriani colpiti a Latina mentre aspettavano il bus da una pistola ad aria compressa uscita dal finestrino di un’auto, come per la bambina rom colpita da un pallino e che rischia di non poter tornare a camminare, come per il richiedente asilo colpito a San Cipriano D’Aversa, l’operaio capoverdiano colpito in provincia di Vicenza, come il marocchino morto dopo il pestaggio di qualche giorno fa a Aprilia, come il barista pestato a Partinico. Solo per citare i casi avvenuti negli ultimi cinquanta giorni. E come gli italiani all’estero quando loro erano i negri di qualcuno.

Non sopporto che gli oppressi vengano rivenduti come oppressori per un pugno di voti da qualche ciarlatano e ne paghino le conseguenze. Non sopporto ogni volta che una persona viene giudicata per il colore della pelle, per la presunzione di appartenenza a un’etnia, per il proprio osceno disagio, per le sue fragilità. Di quale Stato sia non ha nessun interesse, nessuno. Se Daisy è stata colpita perché scambiata per una delle prostitute della zona mi domando quante di loro abbiano dovuto subire ciò che ha subito Daisy senza poterlo denunciare. Sarò strano io.

E non sopporto certa solidarietà urlata più forte perché rivolta a una connazionale. Mi sembra che si richieda di fare lo stesso gioco, in fondo: “questa ragazza fa parte della nostra nazionale sportiva, è una nostra rappresentante, non vedo perché la si debba aggredire…”. ha detto ieri  la senatrice leghista Marzia Casolati. Appunto. Capite? Se il fatto che Daisy sia italiana ci può servire per raccontare l’idiozia dei razzisti (ma servono altre prove?) mi permetto di consigliare a certa stampa nostrana di avere il polso di scrivere che questi odiano i poveri e i negri. Tutti. L’italianità è uno slogan di cui non tengono conto quando versano bile contro i poveri e i negri. E mi dolgo quando sento, come mi è capitato ieri in una trasmissione televisiva, un conduttore televisivo che si complimenta con Daisy perché parla perfettamente l’italiano come se un suprematista bianco americano si stupisse per l’eloquio di Obama.

Se ci interessano le persone torniamo alle persone. In fretta. Grazie.

Buon martedì.

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