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Forse potremmo, come gioco dell’estate, provare a recuperare in mezzo a questo chiasso le parole che ci siamo perse per strada, quelle che lentamente sono diventate tossiche senza che ce ne accorgessimo e alla fine ce le ritroviamo sofisticate come quella merce contraffatta di pessima qualità e di pessimo gusto di cui dovremmo accontentarci.

La povertà, ad esempio, è una parola diventata così terribilmente oscena che in pochi hanno il coraggio di pronunciarla. Per togliercela dagli occhi lo “sceriffo” Minniti decise addirittura di renderla illegale (tanto per rinfrescarci tutti la memoria su cosa ci ha portati fin qui) nelle vie delle nostre città. Ci farebbe bene vomitare il metanolo e provare a ripulirla, la povertà. No, la povertà non è naturale, innanzitutto. Non è naturale che esistano poveri per provenienza, per ceto, per mestiere o per meccanismi economici. Possiamo averne contezza, certo, qualcuno può anche accettarlo ma non è naturale, no. Foscolo nel suo Epistolario scriveva «Quaggiù la povertà è vergogna che nessun merito lava; è delitto non punito dalle leggi, ma perseguitato più crudelmente dal mondo». Eppure quella stessa parte di mondo che crea povertà alla fine è la stessa che più di tutti la disprezza. Scriverlo, anche solo dircelo, è liberatorio, di questi tempi.

La povertà non è accettabile. Per niente. E essersi abituati alla povertà è solo un’ulteriore aggravante del delitto. Come scriveva il premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus «Se credessimo davvero che la povertà è inaccettabile e che non dovrebbe appartenere a una società civile, avremmo già costruito appropriate istituzioni  politiche per creare un mondo privo di povertà».

Ecco, si potrebbe partire da qui. E si rovescerebbe molto della narrazione che stiamo vivendo in questi anni nel mondo: ci si renderebbe conto che superare la povertà non è un atto di carità, come vorrebbero convincerci, ma è semplicemente un gesto di giustizia. E provate a pensare come spolverando una parola diventata così spaventosa si potrebbe iniziare a smettere di avere paura di ciò che non conosciamo piuttosto che temere ciò che crediamo vero e invece non lo è.

Buon giovedì.

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