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A settembre circa due persone su dieci (19%) che hanno tentato la traversata dalla Libia sono morte annegate o risultano disperse. È questo uno dei “risultati” delle politiche di deterrenza nei confronti del soccorso in mare attuate dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, analizzate nel nuovo rapporto dell’Ispi-Istituto per gli studi di politica internazionale.

Da quando si è insediato, si legge nello studio, c’è stata una «riduzione relativamente modesta» degli sbarchi in Italia che è coincisa «con un forte aumento del numero di morti e dispersi». In questi quattro mesi, il tasso medio di mortalità è stato del 6,8%. Più che triplo rispetto al tasso di morte medio nel Mediterraneo centrale nel 2014-2017 (2,1%).

Il rapporto confronta tre periodi: 16 luglio 2016-15 luglio 2017; 16 luglio 2017- maggio 2018; giugno-settembre 2018. Nel primo periodo, quello dei 12 mesi precedenti al calo degli sbarchi (quando partivano 17mila persone al mese contro le attuali 3mila), si stima siano annegate poco meno di 12 persone al giorno. L’anno che coincide con le politiche Minniti è stato accompagnato da una netta diminuzione del numero dei morti, sceso a circa 3 persone al giorno. Ai quattro mesi di politiche Salvini corrisponde invece un nuovo aumento del numero di morti e dispersi (8 persone al giorno).

Sbarchi in Italia_ il costo delle politiche di deterrenza _ ISPI

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