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Ordine, sicurezza, bavaglio al dissenso. Proibito favorire l’integrazione, proibito solidarizzare. Così è l’Italia ai tempi del governo giallonero dove le forze dell’ordine a Roma intervengono per eseguire lo sgombero coatto di una pensionata che non era in grado di pagare l’aumento di affitto. Ma a Bari osservano da lontano l’assalto squadrista di CasaPound a pacifici manifestanti antirazzisti. L’Italia ai tempi di Salvini e Di Maio è il Paese che si è inventato il reato di solidarietà per bloccare un’esperienza di integrazione felice come quella realizzata dal sindaco Mimmo Lucano a Riace. Così accade che un ministro indagato per sequestro di persona plauda per l’arresto di un sindaco colpevole di aver trasformato un paesino spopolato e architettonicamente malmesso in una cittadina operosa, restaurata, pulita, in grado di dar lavoro a immigrati e non.

La realtà capovolta. Mentre la Lega che ha frodato soldi degli italiani è al governo, Mimmo Lucano è accusato di aver favorito l’immigrazione clandestina non avendo un centesimo, anzi avendo lavorato con successo per far ripartire la depressa economia locale. Per questo è stato attaccato dalla ’ndrangheta e dai fascisti che nei suoi confronti hanno messo in moto una orchestrata macchina del fango. Invece di mettere la lotta alla mafia al primo punto del proprio programma, il ministro Salvini rende i beni sequestrati dalla mafia acquistabili all’asta da privati e dà la caccia ai migranti con il decreto sicurezza. E ora, per lui ciliegina sulla torta, porta a termine l’operazione anti Riace, iniziata dal suo predecessore Minniti. Ovvero da quel centrosinistra che, quando era al governo, avrebbe potuto cambiare la legge Bossi-Fini, ma si è guardato bene dal farlo. (Facendo poi naufragare anche lo Ius soli e la riforma della giustizia penale).

L’operazione di criminalizzazione delle Ong, gli accordi con la Libia, la cancellazione del secondo grado di appello per i richiedenti asilo portano la firma del ministro dell’Interno Marco Minniti (Pd). Salvini è andato ancora oltre con questo decreto sicurezza-immigrazione che abroga la protezione umanitaria e addirittura pretenderebbe di revocare la cittadinanza in base a soli sospetti o a condanne in primo grado. L’abbiamo scritto e lo ripetiamo, è un provvedimento ingiusto, incostituzionale e disumano. Ed è fuori da ogni realtà mettere Mimmo Lucano in stato di arresto e disporre per la compagna Tesfahun Lemlem il divieto di dimora, dopo aver cercato di mettere in ginocchio la sua buona amministrazione bloccando i fondi pubblici che utilizzava non solo per fare assistenza ma per ricostruire, restaurare, creare lavoro.

Per questo il 6 ottobre saremo a Riace in suo sostegno. Sabato è una giornata importante non solo per dire no al razzismo e alla xenofobia oggi al governo in Italia. Ma anche per dire no a un governo che continua a umiliare le competenze e il lavoro proponendo l’elemosina del reddito di cittadinanza condizionato invece di combattere la disoccupazione, un governo che come quello precedente nega il valore della formazione, della conoscenza, delle competenze, preferendo sfruttare il volontariato, promuovendo occasioni di lavoro gratuito (che altro è il reddito di cittadinanza, ribattezzato da più parti reddito di sudditanza?). Il governo giallonero annuncia di aver abolito la povertà, quando in realtà ha criminalizzato i poveri negando il diritto all’abitazione, inasprendo il Daspo urbano (inaugurato da Minniti), imbrigliando la lotta sociale.

Un reddito universale come quello che molti Paesi europei hanno attivato sarebbe stato una misura equa, per cominciare. Invece il governo premia i più ricchi con la flat tax e regala qualche briciola a chi non ce la fa con spregio di quei giovani che non avendo alternativa studiano e cercano di costruirsi un futuro dovendo intanto appoggiarsi al divano di casa. La realtà alla rovescia: un ministro che non ha mai lavorato davvero se la prende con quelli che a suo dire sarebbero bamboccioni. Concedendo l’elemosina per soddisfare i bisogni primari e negando le loro esigenze di realizzazione personale, sociale e professionale. Gli archeologi, gli storici dell’arte, i musicisti, gli attori e i professionisti della cultura che scendono in piazza a Roma il 6 ottobre hanno investito moltissimo nella propria formazione, hanno talento, capacità. Left è con loro. È una battaglia decisiva, che riguarda tutti.

L’editoriale di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola dal 5 ottobre 2015


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