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«Il paragone operato da una autorità religiosa, tra medici che praticano l’interruzione di gravidanza e sicari, è per noi inaccettabile, in uno Stato laico». Con queste parole Andrea Filippi, segretario nazionale della Fp Cgil medici, respinge al mittente le dichiarazioni di papa Bergoglio, rilasciate durante l’udienza generale sul tema del quinto comandamento, “Non uccidere”.

«Non è giusto “fare fuori” un essere umano, benché piccolo, per risolvere un problema. È come affittare un sicario per risolvere un problema», ha riferito il papa in Piazza San Pietro.

«Con questo paragone – commenta Filippi – il papa definisce come killer dei professionisti che lavorano ogni giorno nell’unico ed esclusivo interesse della salute dei cittadini, e in particolare di quella delle donne. Ci sentiamo gravemente offesi. I medici hanno il dovere di rispondere a principi deontologici e alla legge, non certo ad ideologie culturali, né tantomeno religiose».

La violenta esternazione di Bergoglio segue le sue frasi dello scorso giugno, pronunciate durante il Forum delle associazioni familiari, secondo cui, ancora in riferimento all’aborto, «nel secolo scorso tutto il mondo era scandalizzato per quello che facevano i nazisti per curare la purezza della razza. Oggi facciamo lo stesso, ma con guanti bianchi». E arrivano a stretto giro rispetto alla mozione approvata dal Consiglio comunale di Verona per finanziare associazioni cattoliche che combattono l’interruzione di gravidanza, col voto favorevole – è bene ricordarlo – della capogruppo del Partito democratico Carla Padovani.

«Non possiamo pensare che sia una coincidenza», commenta il sindacalista. «Tale affermazione del papa arriva a pochi giorni di distanza rispetto ai fatti di Verona, e si pone in continuità rispetto ai recenti attacchi dalla legge 194 sull’interruzione di gravidanza , una legge che è stata un’importante conquista sociale. Si tratta dell’ennesima ingerenza di un capo di Stato straniero che segue principi esclusivamente religiosi. Mentre è la scienza, con le sue evidenze, il nostro unico punto di riferimento, grazie al quale tuteliamo la salute dei cittadini».

Nel frattempo, stando ai dati dell’ultima relazione ministeriale sull’attuazione della legge 194, solo il 60% delle strutture ospedaliere con reparto di ostetricia e ginecologia in Italia effettuano le Ivg (interruzioni volontarie di gravidanza, ndr), e 7 ginecologi su 10 sono obiettori.

«Nei reparti di ginecologia sono pochi i non obiettori – prosegue Filippi – e così i medici che lavorano nel servizio pubblico per tutelare la salute delle donne si trovano spesso a lavorare in condizioni gravissime di carenza di organico, rinunciando peraltro spesso alle proprie carriere, per fare ciò che tutti i medici dovrebbero fare. Il nostro sindacato, da sempre, combatte per arginare il grave problema dei medici obiettori di coscienza, e richiama i suoi medici al dovere del rispetto della deontologia e della legge. Non è accettabile che per principi morali il medico non intervenga laddove è necessario intervenire, per salvaguardare la salute psico-fisica delle persone».

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