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Tocca addirittura ricorrere a una citazione di Giacomo Puccini (sì, La Bohème, di questi tempi conviene specificarlo) per raccontare la (soap) opera che si abbatte per l’ennesima volta sul governo. Parte tutto dall’allarme (sempre compito e composto, com’è loro costume) di Luigi Di Maio che sulla sua pagina Facebook ieri sera proclama:

«+++ È accaduto un fatto gravissimo! Il testo sulla pace fiscale che è arrivato al Quirinale è stato manipolato. Nel testo trasmesso alla presidenza della Repubblica, ma non accordato dal Consiglio dei Ministri, c’è sia lo scudo fiscale sia la non punibilità per chi evade. Noi del MoVimento 5 Stelle in Parlamento non lo votiamo questo testo se arriva così. Questa parte deve essere tolta. Non ho mai detto che si volevano aiutare i capitali mafiosi. Non so se una manina politica o una manina tecnica, in ogni caso domattina si deposita subito una denuncia alla Procura della Repubblica perchè non è possibile che vada al Quirinale un testo manipolato! +++»

La gravità del momento si coglie  dai +++ che incorniciano il testo (ah, beati quelli che non hanno bisogno di segni per rinforzare il senso delle proprie parole) e dal solito stile da bar sottocasa che rende il ruolo istituzionale una prebenda guadagnata alla bocciofila: dice Di Maio che stamattina sarà in Procura (quelle che non dovrebbero interessarsi di politica secondo il suo alleato di governo) per denunciare la manina che si ostina a rompere le uova nel paniere al governo del cambiamento. Ha qualcosa di rassicurante comunque tutto questo: passare dai poteri forti a una semplice manina mi fa dormire più tranquillo.

Ma c’è di più: il Quirinale, da parte sua, dichiara di non avere ricevuto nessun testo.

Panico.

Qualcuno ha dimenticato sul tavolino di un bar dalle parti del Parlamento un lurido foglietto con gli appunti e le somme della manovra finanziaria. Non solo: qualche barista (al soldo dei poteri forti) si è divertito a cambiare le cifre con lo zucchero di canna e ad aggiungere al condono esistente anche qualche piccolo favore a mafiosi e grandi evasori. Del resto, pensateci, chi potrebbe mai immaginare di decretare un condono fiscale facendo felici mafiosi e furbi? Dai, davvero.

Di Maio controreplica: “Allora basterà lo stralcio”. Se pensate che la risposta non abbia nessun senso non spremetevi troppo: è proprio così.

Ci sono solo due soluzioni: o al governo ci sono dei truffatori seriali che continuano a turlupinare gli sventurati 5 Stelle oppure al governo ci sono degli incapaci. Tertium non datur.

La conclusione migliore è sempre di Di Maio, ma di due giorni fa, sempre dal suo profilo Facebook:

«Aiutiamo le persone in difficoltà, non gli evasori! E’ il primo anno che in Italia non si fa lo scudo fiscale, ma questo i giornali non riescono proprio a scriverlo! La voluntary disclosure che i governi di centrosinistra avevano fatto negli ultimi anni, non si rifarà. I capitali portati in nero all’estero e fatti rientrare pagando una piccola quota, quest’anno non ci saranno. Quindi qualche grande e potente evasore si sarà offeso perchè si vede negare un “privilegio” che era sempre stato garantito anche dai governi di centrosinistra. Si metta l’animo in pace, anzi, stia attento! Perchè (scritto con l’accento sbagliato, testuale, da qui) con questo governo quando si becca uno che evade, finisce in galera. Uomo avvisato, mezzo salvato».

Altro che Puccini.

Buon giovedì.

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