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Quando serve un nemico per alimentare le paure da radicare nei potenziali elettori non ci si fa scrupoli a ridurre persone costrette a fuggire dai propri Paesi in elementi socialmente pericolosi, anche senza che abbiano commesso reati. È ciò che sta accadendo a Firenze, dove tre circolari della Prefettura confermano che gli ospiti dei Centri di accoglienza straordinari (Cas) siano soggetti da monitorare continuamente, quasi che fossero soggetti ad un differente diritto rispetto a quello riconosciuto e sancito dalla nostra Costituzione.

Infatti, con la prima circolare si impone agli ospiti di rientrare entro le 20 e di non uscire fino alle 8 del giorno successivo. Con la seconda si impone a chi riceve pacchi ordinati su internet, di aprirli con gli operatori della struttura, sia “per ragioni di sicurezza, sia per verificare che gli acquisti siano compatibili con la situazione economica dell’ospite”. E se risultano acquisti “sproporzionati rispetto alla condizione dichiarata, si invita a chiederne ragione agli interessati” ed eventualmente, se ci fosse qualche sospetto, si dovrà riferire alla Prefettura e alle forze dell’ordine.

Ma davvero si pensa che se “la situazione economica dell’ospite” fosse buona, questo avrebbe attraversato il deserto, le prigioni libiche, il mare Mediterraneo e adesso dormirebbe in un centro di accoglienza? O forse si vuol solo rafforzare l’idea che “l’immigrato è un furbetto che ci vuole fregare”. Sono ormai famose le bufale (purtroppo ancora in circolazione) sugli alberghi a cinque stelle e i fiumi di soldi regalati dal governo italiano ai rifugiati.

Con la terza circolare gli operatori dei Cas dovranno verificare “le modalità di acquisizione” delle biciclette. Quindi se un ospite di un centro d’accoglienza ha una bicicletta, dovrà spiegare dove e come l’ha comprata, il tutto verrà verbalizzato e nel caso di dubbi, sulla provenienza della bici si dovrà anche in questo caso informare la Prefettura. Sono disposizioni che ledono i diritti degli ospiti (a partire dalla violazione della corrispondenza privata) e che potrebbero essere assimilati alla fattispecie di reato di incitamento all’odio.

A leggere queste disposizioni sorge il sospetto che riguardino strutture carcerarie o comunque persone che costituiscono un pericolo e vanno tenute strettamente sotto controllo.

E invece parliamo di persone che non hanno commesso alcun crimine e che vengono “parcheggiate”, dati i tempi spropositati di attesa dei documenti, dentro Centri di accoglienza straordinari (che poi di straordinario hanno ben poco, visto che il decreto Salvini li vuole far diventare la normalità). Il richiamo alla pagina più buia del nostro Paese è forte: come la prendereste se vi dicessero che “gli ebrei non potranno entrare nei negozi di frutta e verdura, che dovranno consegnare le loro biciclette, che non potranno più salire sui tram né uscir di casa dopo le otto di sera?”, per citare il Diario di Etty Hillesum (scrittrice olandese di origine ebraica, vittima dell’Olocausto, ndr)

Riteniamo inaccettabile questa situazione per cui la condizione di migrante diviene da sola motivo di sospetti e paura in un clima di razzismo più o meno latente che ha visto negli ultimi mesi numerosi casi di aggressioni, attentati e omicidi ai danni dei migranti, mentre il ministro degli Interni spinge l’acceleratore della guerra tra poveri ed ostacola qualsiasi forma di integrazione.

Infatti, con il suo decreto sicurezza e immigrazione, Salvini condanna decine di migliaia di richiedenti asilo e migranti con regolare permesso di soggiorno a diventare clandestini (secondo le stime, 50 mila solo nel 2019, in generale più di 100 mila persone). Queste persone saranno un esercito di lavoratori ricattabili e senza diritti. Aumenteranno il lavoro nero e la criminalità. Inoltre il sistema Sprar verrà molto ridimensionato; sarà più difficile per i migranti integrarsi e molti operatori e insegnanti di italiano perderanno il lavoro. Il decreto infine raddoppia i tempi di permanenza nei Centri di rimpatrio, dei veri e propri carceri per stranieri che non hanno commesso reati ma semplicemente non hanno un foglio di carta che permetta loro di restare.

Mentre i migranti sono sotto la lente di ingrandimento (e alla gogna su tutti i giornali, perché un sospetto spesso vale già come una sentenza), la Procura fiorentina ha chiuso le indagini sulle irregolarità nella gestione dei centri d’accoglienza per migranti (tra le accuse, quella di frode in pubbliche forniture). A questo riguardo chiederemo l’istituzione di una commissione d’inchiesta da sottoporre al Consiglio comunale di Firenze.

A fronte di tutto questo ci sembra necessario ribadire, per l’ennesima volta, che il problema è la povertà e non i poveri. E questo problema non si risolve facendo diventare qualcun altro ancora più povero ma garantendo a tutti, italiani e stranieri, un lavoro ed una casa, la sanità, i trasporti e tutto ciò che serve per vivere una vita dignitosa. La vera differenza non è tra diverse nazionalità o colori della pelle ma tra chi lotta per vedersi garantiti questi diritti e chi invece può permettersi di vivere nel lusso. Lottare uniti per i diritti di tutti e tutte è la via migliore per sconfiggere il razzismo e la paura.

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Miriam Amato, consigliera comunale di Firenze, e Thomas Maerten sono militanti di Potere al Popolo – Firenze

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