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Il Decreto su immigrazione e sicurezza, che ha ottenuto il via libera dal Consiglio dei ministri e la firma del presidente Mattarella, è un attacco senza precedenti ai diritti di tutti, a partire dalle politiche razziste e di esclusione sociale che mettono persone migranti, senza-casa, organizzazioni solidali, esperienze di accoglienza e inclusione innovative come Riace, nonché le lotte sociali, al centro del mirino. Con il decreto, già in vigore dal 5 ottobre e che attende l’iter parlamentare della conversione in legge per avere tutta la sua forza applicativa, ci troviamo di fronte ad un “salto di qualità” dell’ideologia salviniana che invade tutto il governo. Non ci preme qui analizzare ogni singola misura del provvedimento e gli elementi di probabile incostituzionalità o evidenziare per l’ennesima volta il “Salvini pensiero”, che accosta in continuità con il passato il termine “sicurezza” a quello di “immigrazione”. La gravità di quanto sta accadendo e la portata dell’aggressione messa in campo contro diritti e libertà fondamentali ha reso urgente e necessario promuovere un percorso di iniziative per manifestare con ogni forma possibile il rifiuto e l’opposizione più radicale contro il decreto e le politiche governative di cui è il prodotto.

Un passo indietro. Il 23 settembre a Milano e a Roma si sono svolte due assemblee autonome nella convocazione e nella forma che hanno poi deciso di intersecare i propri percorsi e convergere in un’unica assemblea organizzata a Roma il 14 di ottobre. Da una parte, la volontà di dare continuità, nelle forme e nei metodi, alle importanti mobilitazioni di questa estate di Ventimiglia e Catania, riprendendo quello spirito e quel metodo di intersezione tra istanze e soggettività che ha generato il corteo di Macerata a febbraio, in risposta alla tentata strage del leghista Traini. Dall’altra, un appello a costruire un fronte solidale antirazzista contro il governo e il razzismo dilagante. In mezzo, in questo lasso di tempo, l’approvazione del Decreto Salvini.

Ed è proprio a partire da questa ineludibile necessità e dalla consapevolezza che si può scegliere di non avere paura, nella convinzione che ogni battaglia combattuta è comunque una battaglia vinta contro il silenzio, la rassegnazione, l’arroganza di Salvini e dei suoi soci di governo, che l’assemblea del 14 ottobre ha fatto emergere l’urgenza di una presa di parola collettiva convocando una manifestazione nazionale a Roma per il 10 novembre.

A sancire l’importanza dell’unità e della solidarietà l’hashtag scelto è #indivisibili, la traduzione in italiano di Unteilbar, la parola chiave usata a Berlino lo scorso 13 ottobre, con l’auspicio che anche a Roma si riversino nelle strade una marea di persone come è avvenuto nella capitale tedesca. Perché è bene ricordare che l’Europa non è attraversata solo dal vento nero del nazionalismo.

In pochi giorni, al 28 ottobre, sono diventate già 220 le realtà nazionali e locali che hanno deciso di aderire. Le città dove si stanno organizzando i pullman per raggiungere Roma sono quasi cinquanta ( il 4 novembre sono già 350  e sono previsti  pullman per Roma da 52 città ndr). Ci saranno partecipazioni da Lodi e da Riace, due luoghi che in questo preciso momento esemplificano al meglio qual è la cifra dello scontro in atto, e quanto la solidarietà e la mobilitazione possono fare argine alla barbarie. È attivo anche un crowdfunding per sostenere le spese di coloro che non possono permettersi il viaggio, ma che vorrebbero esserci. La lista delle adesioni è rigorosamente in ordine alfabetico a dimostrazione che non esistono proprio più le “grosse” organizzazioni che mettono tutte le altre in fila. è solo ripartendo dai movimenti, da chi sta “in basso”, e dalla molteplicità delle esperienze di lotta, solidarietà, mutualismo e cooperazione sociale che avvengono nei diversi territori, che si può immaginare di ricostruire momenti e linguaggi comuni a livello nazionale.

E il 10 novembre è un fondamentale passo a cui nessuno dovrebbe mancare.

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Stefano Bleggi è un attivista del progetto Melting pot Europa

L’articolo di Stefano Bleggi è tratto da Left in edicola dal2 novembre 2018


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