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Il 7 novembre esce per Bompiani la ristampa di Tutto il Teatro di Camus. Quattro opere (Il malinteso, Caligola, I giusti, Lo stato d’assedio) per chiunque voglia approfondire lo studio dell’autore che fin da Lo straniero ha dotato la letteratura francese di un punto di vista profondamente originale. Nel momento storico in cui viviamo, andare alla scoperta delle opere teatrali dell’autore francese d’Algeria può essere un viaggio affascinante. Nato in Algeria nel 1913, Albert Camus fu un figlio della Francia coloniale, crebbe cioè nei quartieri popolari di Algeri ma studiando e pensando in francese, riconoscendosi quindi, inizialmente, nella cultura del Paese d’origine del padre, morto in trincea quando Camus aveva solo un anno. Poi per tutta la vita, in Francia, quando fu partigiano durante la seconda guerra mondiale, anche nel difficilissimo momento della guerra per l’indipendenza dell’Algeria, Camus rimase molto legato all’Africa e al mar Mediterraneo, conservando in sé una sorta di coesistenza tra le due culture d’appartenenza… che forse furono tre, dato che la madre e la nonna, che vivevano con lui ad Algeri, erano di origine spagnola.
Riuscì a mantenere, o a ritrovare, una distanza prolifica dalla cultura francese che gli permise poi di intravedere e denunciare i limiti e la pericolosità del pensiero esistenzialista proprio per le sue radici multiculturali? La ricerca è aperta…

L’articolo di Catherine Penn e Ludovica Valeri prosegue su Left in edicola dal 2 novembre 2018


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