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Alla Capitale servono «più fondi per la prevenzione dei reati, in particolare quelli contro le donne», ribadiva il vicepremier Di Maio all’indomani dell’assassinio della sedicenne Desirée Mariottini, nel quartiere di San Lorenzo a Roma. A distanza di quasi un mese dalla tragedia, l’unica forma di “prevenzione” adottata dalla sindaca Raggi è lo stop all’alcool in strada alle 21. Di «tolleranza zero» parlava invece l’altro vicepremier Salvini, prima di recarsi sul luogo del delitto, e ribadire che le urgenze sono: più polizia e più sgomberi. Non una parola, naturalmente, sulla speculazione edilizia che svuota le città e crea ghetti, sulla mafia che gestisce lo spaccio, sull’insufficienza dei servizi sociali e sulla cultura maschilista che sta alla base degli stupri. E infatti, non a caso, pochi giorni dopo sui social lo ritroviamo a festeggiare la vittoria in Brasile del leader di estrema destra Bolsonaro. Colui – per intenderci – che ad una collega deputata rispose senza tentennamenti: «Non ti stuprerei perché non te lo meriti».

Anche da questo breve spaccato, traspare in controluce quale sia la ricetta del governo sul tema della lotta alla violenza di genere: un mix di annunci e di reali provvedimenti misogini. Ben lungi dal migliorare la situazione già drammatica in cui vivono le donne nel Paese. «Scarsa preparazione e formazione sul fenomeno della violenza» di forze dell’ordine e personale socio-sanitario, interventi di prevenzione e protezione sui territori «a macchia di leopardo», il «vuoto» che riguarda la condizione delle donne con disabilità, i disastri potenziali nell’ambito dei diritti femminili del ddl Pillon e quelli attuali del decreto Salvini: a tracciare con dovizia di particolari il quadro sconcertante in cui ci troviamo è il rapporto ombra che una trentina di associazioni hanno da poco presentato al Grevio. Ossia al gruppo di esperte sulla violenza di genere del Consiglio d’Europa, che si occupa di monitorare l’applicazione della Convenzione di Istanbul (nata proprio per contrastare violenza sulle donne e violenza domestica, e ratificata dall’Italia nel 2013).

«La nostra è una “pagella” della società civile, che abbiamo presentato in contemporanea a quella dello Stato italiano», spiega Marcella Pirrone, avvocata della rete dei centri antiviolenza Dire, che ha coordinato la stesura del testo. «Letti i due rapporti, entro marzo le esperte del Grevio faranno visita in Italia, poi verso luglio stenderanno un resoconto finale, da trasmettere al Consiglio d’Europa». Sfogliando le oltre sessanta pagine del report ombra, ciò che balza subito all’occhio è…

 

L’articolo di Leonardo Filippi prosegue su Left in edicola dal 9 novembre 2018


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