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Forse piuttosto che affezionarsi alla storia delle tessere del reddito di cittadinanza, stampate o non stampate, l’ennesima bufala mischiata alla propaganda, sarebbe il caso di discutere della voglia di cambiare. Un po’ perché esausti, un po’ perché disperati di una situazione che appare immutabile, succede a tutti di avere voglia di cambiare, semplicemente, consapevolmente superficiali, pur di illudersi che passino i problemi che ci affliggono.

La situazione attuale è in buona parte figlia della voglia di cambiare, inutile nascondersi: l’aver votato gli altri è stato (anche) un modo di liberarsi di questi e (nonostante questi fingano di non saperlo) la disaffezione generale non è figlia solo di questi ultimi mesi. In molti dicono di avere votato dall’altra parte, banalmente. È una motivazione debole? Può essere. Meritano di essere derisi? Sicuramente no.

Però la smania di cambiare comporta qualche rischio che forse sarebbe il caso di analizzare, per non sprecare energie e tempo:

Cambiare senza sapere dove andare: presi dalla voglia di cambiare si rischia di non chiedere agli altri cosa avrebbero intenzione di fare, si rischia di accontentarsi solo di una sintesi degli intenti senza scendere nei particolari e così succede che sui temi che non sono stati affrontati alla fine avvenga l’esatto contrario di ciò che ci aspetteremmo. Segnatevelo.

Sostituire qualcuno non basta: detronizzare qualcuno non è una qualità, è questione di congiunzioni, di umori e di tempismi ma non indica assolutamente alcun altro merito. Il meno peggio è una lunga, desolante, caduta verso il baratro. Sempre.

Anche la liberazione non basta: liberarsi degli altri è un sollievo che dura pochissimo. Qualsiasi scelta ha bisogno di gratificare con ciò che sarà piuttosto che con ciò che ha smesso di essere. Liberarsi di qualcuno significa assistere a un modo diverso di fare le cose nei fatti, nei modi e nei risultati.

Per cambiare il mondo bisogna essere capaci di farsi cambiare dal mondo: la delega totale a qualcuno per invertire la rotta è un errore madornale. È comodo credere che qualcuno possa cambiarci e a noi basti un voto. Ma non funziona, no.

Non perdere il senso critico: se ci capita di lasciare passare qualcosa che prima ritenevamo imperdonabile non c’è stato nessun miglioramento intorno. Ci siamo assuefatti noi. Ed è una pessima notizia.

Non c’è conservazione peggiore del finto cambiamento. Come diceva Ludwig Börne: «Niente è duraturo come il cambiamento». Se pensate che non cambi mai niente sappiate che si sono succeduti sempre presunti rivoluzionari. Senza scomodare il Gattopardo si potrebbe dire che non si vince mai un’elezione promettendo che tutto rimanga com’è, qui, in Italia. Sembra banale ma ce lo scordiamo presto.

Buon venerdì.

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