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In Italia è ormai da molti anni che non esiste più un partito di sinistra che sia rappresentativo.

C’è un elettorato che è orfano. E c’è anche un elettorato che non ha mai trovato una propria rappresentanza in un partito. I partiti che si dicono di sinistra non riescono più a comprendere cosa vogliono i propri potenziali elettori e soprattutto non riescono più a proporre un progetto e un’idea di società diversa. Come se non ci fosse più la capacità di immaginare una società nuova e anche di comprendere quelle che sono le domande di persone che sono diverse da quelle che erano l’elettorato anche solo di una decina di anni fa.

Accanto alla domanda ovvia di una possibilità di vivere la propria vita dignitosamente c’è l’altra domanda che è quella di vivere la propria vita realizzando se stessi. Quindi i bisogni e le esigenze.

I bisogni sono gli stessi di sempre. E sono stati sempre, storicamente, il campo dove la sinistra è stata, nel supporto alla lotta per ottenere retribuzioni giuste e servizi pubblici che fossero per tutti, a prescindere dal censo. I bisogni non sempre sono soddisfatti. Ci sono situazioni di indigenza e di grande difficoltà economica. D’altra parte va detto che i bisogni cambiano e diventano sempre più elaborati e costosi. È il consumismo, per cui capita che si vogliano cose di cui in verità non si avrebbe realmente necessità. Qual è la verità umana?

È quella per cui ci riempiamo di oggetti e facciamo acquisti di cose non realmente necessarie? Oppure è quella per cui compriamo solo lo stretto indispensabile? Non credo sia nessuno dei due estremi. La verità è che la soddisfazione dei bisogni è solo una parte di ciò che ogni persona cerca e vuole. La sinistra si è sempre occupata di bisogni perché ha individuato nella soluzione del bisogno la soluzione alla non realizzazione umana.

Se l’operaio sta male perché gli manca qualcosa è perché non ha sufficienti risorse economiche per procurarsi ciò di cui ha bisogno. Se si risolve il bisogno poi starà bene.

Questo è solo parzialmente vero. Perché una volta risolto il problema del bisogno il malessere può rimanere tale e quale. E magari si pensa che mancherà qualcos’altro. Oltre un certo limite di soddisfazione necessaria, le cose materiali non sono ciò che fa la realizzazione dell’essere umano, anche se spesso si pensa che sia così.

Non c’è niente di male ad aspirare ad avere maggiore ricchezza e possibilità. Ma non è questa la chiave per la realizzazione umana.

La parola realizzazione si accompagna alla soddisfazione delle esigenze, che possiamo pensare come tutto ciò che muove l’essere umano e che non è strettamente connesso con la realtà materiale.

Quindi il conoscere e il sapere, lo studiare e il formarsi, il cercare la propria realizzazione personale e professionale, l’ascoltare della musica o il fruire di opere d’arte, l’amore per un altro essere umano e così via.

È tutto ciò che non ha necessariamente e primariamente un’utilità pratica. È tutto ciò che si fa senza un utile personale ma solo come esigenza di realizzazione personale, di acquisizione di conoscenza o di amore per un altro essere umano.

Eccolo il grande errore.

Uno dei compiti primari della politica è indirizzare l’economia. Cosa senz’altro fondamentale perché i bisogni devono essere soddisfatti.

Nessuno deve restare al freddo e senza cibo.

Ma questo non è assolutamente sufficiente.

La sinistra deve comprendere che gli esseri umani non sono solo materia. C’è una realtà non materiale, la realtà psichica, che non si nutre di cose ma si nutre di pensiero, di immagini, di musica, di amore e di bellezza.

Quando la sinistra pensa solo alla realtà materiale dimenticandosi della realtà non materiale diventa come l’assistenza cristiana per i poveri che non modifica la condizione del povero che rimane povero come prima.

La sinistra deve riuscire a comprendere che occuparsi delle esigenze umane è altrettanto importante che occuparsi di bisogni. Perché la rivoluzione deve essere prima nel pensiero e poi nella realtà materiale. Solo così potrà essere veramente trasformativa anche della realtà materiale.

Nel 2006 questo giornale è nato con l’idea che la trasformazione è possibile ed è prima di tutto quella del pensiero degli esseri umani. Trasformazione che deve essere intesa come superamento della scissione, superamento dell’alienazione religiosa, superamento della bramosia, superamento dell’invidia e dell’odio.

La sinistra dovrebbe essere la ricerca, anche personale, di una realtà umana nuova.

Allora la rivoluzione diventa «una lotta, senza armi, soltanto rivoluzione del pensiero e parola» come scrisse giusto 10 anni fa su questo giornale Massimo Fagioli.

L’editoriale di Matteo Fago è tratto da Left in edicola dal 30 novembre 2018


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