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Questa storia comincia quando due partiti che si sono presentati alle elezioni con programmi politici molto distanti decidono di stringere un’alleanza di Governo sulla base di un contratto.

Hanno in comune cinque anni di opposizione ai governi del Pd, la vocazione a rappresentare il nuovo, un’attitudine populista a ridurre la politica a rapporto fra leader e follower, senza alcuna mediazione, men che meno la propria. Nei primi tre mesi Salvini prende la leva del comando e impone a forza la sua agenda, fatta di caccia ai migranti e cattiveria esibita in veste di virtù. Di Maio insegue scomposto, tentando sortite confuse, che non lasciano alcuna traccia nell’immaginario, né riescono a coagulare interessi.

Si arriva così alla legge di bilancio, che diventa rapidamente una corsa al rilancio, dove deve entrare tutto e il suo contrario, in nome della frettolosa soddisfazione delle promesse elettorali. A parole si evocano cinque anni di governo, in pratica si agisce come se non ci fosse un domani.

La sintesi è semplice: si truccano i…

L’articolo di Giovanni Paglia prosegue su Left in edicola dal 4 gennaio 2019


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