Avanguardia nazionale si è ormai ricostituita da quasi tre anni, nella più assoluta indifferenza delle istituzioni

Schiaffi, calci, minacce e documenti sequestrati. È ciò che nel pomeriggio del 7 gennaio a Roma hanno subito Federico Marconi e Paolo Marchetti, rispettivamente giornalista e fotografo de L’Espresso. Entrambi stavano seguendo la commemorazione dei morti di Acca Larentia quando mentre svolgevano il loro lavoro sono stati aggrediti da diversi militanti nostalgici di Avanguardia nazionale, Fiamme nere e Forza nuova che si erano radunati al cimitero monumentale del Verano per ricordare i militanti del Fronte della gioventù uccisi il 7 gennaio 1978. Tra i presunti assalitori era presente anche Giuliano Castellino, considerato il capo di Forza nuova Roma e attualmente sottoposto a un regime di sorveglianza speciale. Proprio Castellino, aiutato da un vecchio militante di Avanguardia nazionale, ha afferrato per il collo Marconi e successivamente gli ha strappato il cellulare per cancellare foto e video della giornata.

Pur essendo di fatto fuorilegge dal lontano 1976 grazie alla vecchia legge Scelba, Avanguardia nazionale si è ormai ricostituita da quasi tre anni nella più assoluta indifferenza delle istituzioni. Il simbolo, l’Odal, utilizzata a suo tempo anche da una divisione delle Waffen-Ss, è rimasto lo stesso. Così come i dirigenti, tutt’ora guidati dal signore oscuro del neofascismo italiano, ovvero Stefano Delle Chiaie, sospettato e poi assolto di essere il grande manovratore occulto dell’epoca delle stragi. Avanguardia si presenta senza filtri sui social network senza tentare affatto di nascondere la propria natura di organizzazione eversiva. Ogni ultimo giovedì del mese, a Roma e a Brescia vengono organizzate in simultanea delle cene sociali dove tra saluti romani e calici di vino si discute del programma politico attuale. L’idea è quella di aprire sedi ed effettuare formazione politica dei nuovi camerati.

Il 31 luglio 2018 su La Stampa ho raccontato per primo la rinascita di Avanguardia nazionale a Brescia, città della strage nera di piazza Loggia (8 morti, 102 feriti, 28 maggio 1974). L’ho fatto grazie a un intenso lavoro di inchiesta durato un anno. Da cronista ho cercato infatti di mettere in guardia l’opinione pubblica e le istituzioni sui danni che il ritorno del neofascismo può causare alla nostra democrazia. Quello di capire, raccontare e denunciare è il mio mestiere. E l’inchiesta su Avanguardia nasce quando da una semplice fotografia ho riconosciuto i volti di personaggi che hanno animato le cronache giudiziarie degli anni della strategia della tensione. Danilo Fadini e Kim Borromeo, entrambi condannati nel 1973 per l’attentato dinamitardo alla sede provinciale del Psi, sono tra questi. A loro, da almeno due anni a questa parte, si è inoltre aggiunta Laura Castagna, candidata sindaco con Forza nuova e Azione sociale alle ultime elezioni comunali.

Raccontare il ritorno del fascismo nella città in cui sono nato è stato un percorso delicato, difficile ma costruttivo. Sapevo che rendere pubbliche e descrivere le riunioni di un gruppo eversivo nero avrebbe avuto un prezzo pesante da pagare ed è andata proprio così. Sono stato minacciato di morte, insultato e diffamato probabilmente per non essermi voltato dall’altra parte. Purtroppo, a certe persone il dolore e le violenze degli anni Settanta non hanno insegnato nulla. Da qui dunque la volontà di alimentare nel nostro Paese un assurdo clima d’odio. Fuochi di paglia che rischiano poi di diventare dei bracieri incontrollabili proprio come quanto accaduto ieri pomeriggio al Verano.

venerdì 11 gennaio a Catania Federico Gervasoni è stato premiato per le sue inchieste su Avanguardia Nazionale. Gli hanno consegnato il premio giornalistico I Briganti del Librino Rugby, società antirazzista e antifascista. 

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Federico Gervasoni ha curato per Left un’inchiesta a puntate sul neofascismo a Brescia: Prima puntataSeconda puntata