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Le baruffe chiozzotte in confronto sono un lineare racconto da leggere per conciliare il sonno. La questione Tav, invece è una ridda di dichiarazioni, controdichiarazioni, vaffanculi artificiali, pace fatte nel tempo di un amen, e poi di nuovo governi che sembrano crollare, nemici che tornano grandi amici e che si baciano di fronte alle telecamere, visite sul cantiere per complimentarsi con i lavoratori, assenze dal cantiere di qualcuno (come Di Maio) che dice che non c’è nessun cantiere, come Babbo Natale: non esiste.

Sulla questione Tav il governo sta dando il meglio di se stesso: Di Maio e Toninelli contro Matteo Salvini. Solo che mentre i pentastellati si appellano alla temperatura cardiaca di un popolo che li ha abbandonati da un pezzo, dall’altra parte Salvini rilancia un nuovo Piano Marshall per le grandi opere e per rilanciare l’economia. Indovinate un po’ chi sembra più convincente? Metteteci che da una parte c’è Di Maio che nega l’esistenza di un qualsiasi buco e dall’altra, Salvini, che dice che non ha senso spendere soldi per riempire buchi.

A differenza di altri temi (tra cui quota 100 e il reddito di cittadinanza) sulla Tav sembra impossibile trovare un compromesso. Ed è un gran casino. Perché chi vincerà (posto che il governo non cadrà per la Tav, interesse di potere troppo piccolo rispetto a quelli che si sono spartiti e ci sono ancora da spartire) sarà ufficialmente il capo del governo. Nonostante il terzo incomodo che è quel presidente del Consiglio.

Intanto, se ci fate caso, un’altra occasione di approfondire, di combattere (per una posizione o per l’altra) è caduta nel pentolone e delle minchiate da spararsi addosso per aizzare i tifosi. Banalizzazione. Banalizzazione continua. Gli daranno un Oscar alla banalizzazione, a questi, prima o poi.

Buon lunedì.

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