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Non è molto tempo che fa freddo. Ma è già qualche tempo che la voce di Salvini ripete sempre le stesse cose. Ascoltarlo è sentire una lama fredda che colpisce al cuore. Perché un ministro degli Interni non è guidato dagli affetti come tutti ma dalla logica semplice della politica. “Padroni a casa nostra. Aiutiamoli a casa loro. Prima gli italiani.” Un ministro degli Interni non deve odiare nessuno e (forse) non deve amare nessuno. Mantiene l’ordine e la sicurezza per gli italiani. Il problema è il significato che questo ministro dà alla parola “italiani” e cosa considera “ordine e sicurezza”.

È di poche settimane fa la notizia di un ragazzo di 14 anni, affogato attraversando il Mediterraneo, che aveva la pagella cucita nella tasca del suo vestito. Evidentemente sapeva che il viaggio sarebbe stato pericoloso e lui non voleva rischiare di perderla quella pagella. Perché ne era fiero come tutti i bambini e i ragazzi che sono felici di ciò che hanno realizzato a scuola e che è scritto nelle loro pagelle. Sono il riconoscimento della loro realizzazione. Della loro voglia di crescere e di sapere. Dei loro occhi aperti che hanno sete della conoscenza che il mondo e la vita gli può offrire.

La storia di ogni bambino che diventa grande è la storia di Pinocchio che deve riuscire a realizzare se stesso e la propria capacità di amare per diventare un bambino in carne ed ossa. Ogni realizzazione è una nascita. Ogni realizzazione è un occhio nuovo che si apre che permette di vedere e sentire la verità del suo essere al mondo. La vita di ogni bambino si costruisce nelle mille realizzazioni di nascita e di separazione che fanno la crescita. Sono mille occhi che si aprono e fanno un’identità. Accadrà poi che Pinocchio si innamorerà di una Fata Turchina e ritroverà il sentire di quando è nato. E nessuno dice mai che la Fata Turchina non è la madre di Pinocchio. Allora sarà un bambino in carne ed ossa che diventerà un uomo che non cadrà più negli inganni del gatto e della volpe. Un uomo e una donna che sanno come sopravvivere al morso del serpente grazie al ricordo della resistenza del legno che faceva il corpo di piccolo Pinocchio. Il legno che non è freddo, che non è metallo che affonda ma sale in alto nell’acqua del mare.

Sono giorni di freddo. Mia figlia mi dà la sua manina mentre la accompagno a scuola. La sua piccola mano nella mia è un calore prezioso. È l’amore che ogni bambino ha spontaneamente per gli altri. Un ragazzo su un gommone aveva la pagella cucita nella tasca del vestito. Non la voleva perdere. Forse prevedeva la possibilità di cadere in acqua e non voleva perdere quella sua bella pagella. Quella pagella che dice che aveva una capacità di amare e amava quelli che stavano dall’altra parte del mare anche se non li conosceva. Pensava che anche essi lo avrebbero amato e lo avrebbero riconosciuto nel suo essere bravo. La pagella era la prova del suo amore per la vita e per loro. Quando è caduto in acqua avrà sognato la Fata Turchina che lo andava a salvare da quelle acque gelide. Ma poi certamente, mentre perdeva i sensi e moriva nel mare gelido, con la sua capacità di amare ci avrà pensato e perdonato per non averlo salvato. Avrà pensato che la sua pagella ci avrebbe detto che lui era innamorato di noi e che aveva sbagliato a fidarsi dei trafficanti di esseri umani. Ma che lui voleva venire lo stesso, nonostante i trafficanti di esseri umani e il nostro ministro dell’Interno.

Il nostro ministro dell’Interno non odia e non ama nessuno. Ha una voce fastidiosa ed esulta quando tiene lontani dall’Italia i bambini che non sono nati in Italia. Noi come faremo a spiegare ai nostri bambini che non abbiamo fatto niente per salvare quegli altri bambini che hanno avuto la sventura di non essere italiani? Come faremo a spiegare loro cosa significa che vengono prima gli italiani? L’amore di un bambino non conosce e non capisce questa logica. Conosce solo gli esseri umani. Non sappiamo spiegare e chiudiamo gli occhi. Non ci pensiamo più. Annulliamo. Le lacrime poi scompaiono… e con esse perdiamo un pezzo di noi stessi, di quell’amore per l’altro che è il primo pensiero di ogni nuovo nato. Nel tempo si consumerà il crimine orrendo di far pensare ai bambini che sia giusto far morire persone che disperatamente cercano un futuro migliore per sé e per i propri cari. Perché è proprio questo ciò che vuole il nostro ministro degli Interni. Che la ricerca di un futuro migliore diventi un “crimine”.

La speranza di trasformare se stessi e di non essere più un Pinocchio di legno sarà vietato per legge. Ognuno dovrà stare a casa sua. Le donne dovranno badare alla famiglia. Non si dovranno avere aspirazioni a migliorare la propria condizione sociale e culturale. Studiare non servirà e sarà sconsigliato. Andare all’estero a studiare e lavorare sarà vietato perché fa male all’economia nazionale. Chi lo fa, fa del male al Paese e dovrà essere pubblicamente condannato. La violenza è parte naturale della vita e le violenze in famiglia saranno sempre giustificate. Il ministro dell’Interno ci dice quotidianamente che è normale uccidere le speranze… e anche lasciar morire le persone che malgrado tutto rischiano la vita per quelle speranze. È normale. È normale e giusto impedire a Pinocchio di diventare bambino. La nuova legge sarà d’ora in poi avere il freddo nel cuore. È necessario ribellarsi, opporsi, protestare. Stare insieme. Pensare. Non rinunciare mai, anche quando sembra che nessuno ci ascolti, anche quando sembra che tutti sono contro di noi, anche quando sembra che ci siano solo stupidità e violenza attorno a noi.

Dovremo andare anche noi con la pagella cucita sul cuore a dire al nostro ministro che noi, al contrario di lui, amiamo e speriamo in un futuro migliore non solo per noi e per i nostri figli ma per tutti, anche per chi non è nato in Italia. Anche per chi ingenuamente si fida dei trafficanti di esseri umani e pensa che il nostro governo li salverà se si troveranno in difficoltà. Dovremo chiedere con forza che la Repubblica italiana debba fare del tutto perché questa fiducia sia ben riposta. Ma il nostro ministro non odia e non ama nessuno. Lui fa il ministro. Egli non conosce il tempo ma solo lo spazio e i suoi confini. Non sa cosa significa dare tempo, aspettare. Vuole risultati subito. E poco importa che la capacità di amare di ogni bambino richiede tempo perché diventi identità adulta. Il nostro ministro è così. È irrealistico pensare che possa cambiare. Ma egli governa con i 5 stelle. E allora mi chiedo se a Di Maio sia mai capitato di giocare, magari ad acchiapparella, con un bambino. Chissà, magari con il figlio del suo amico Di Battista. Allora, caro vicepresidente e ministro Di Maio, ti chiedo: qual è la sensazione che si prova a giocare con un bambino sapendo che le azioni del governo, di cui il tuo partito è azionista di maggioranza, sono direttamente responsabili della morte di migliaia di altri bambini che amano il mondo e la vita proprio come quel bambino che gioca con te? È criminale uccidere le speranze e i sogni di chi cerca un futuro migliore. È criminale lasciare morire migliaia di persone in mezzo al mare. È criminale dare ad intendere che è giusto uccidere per difendere un confine. È criminale lasciare pensare che la vita sia questa. È più criminale ancora farlo pensare ai bambini.

L’editoriale di Matteo Fago è tratto da Left in edicola dall’8 febbraio 2019


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