Condividi

Dopo due ore di attesa al porto di Manaus, tutti con il nostro braccialetto verde, finalmente ci imbarchiamo sulla lancia Lady Elena, scortati dall’abbronzatissimo capitano Giosuè. Non siamo in molti, una quindicina: due donne scandinave dalla pelle rossiccia, piuttosto corpulente, due coppie di francesi di tipi taciturni, una famiglia con un bambino piccolo e capriccioso al seguito, e alcuni brasiliani molto distinti, tra i quali un signore paffuto e pallido dall’aria annoiata, in testa un panama, e una donna che sfoggia foulard di seta di una certa eleganza. Davanti a me, un’altra coppia di anziani, lui con la testa grossa e i capelli bianchi, l’entusiasmo a mille, che confabulano continuamente.

Dopo aver fatto rifornimento alla stazione galleggiante, una pausa in una rivendita di generi alimentari, che si trova tra i pescherecci ormeggiati, molto frequentata da marinai con i capelli unti e la pelle arsa, la lancia prende il largo, e poco dopo raggiunge la zona dove si incontrano i due fiumi, il Rio Negro e il Rio delle Amazzoni, blu scuro il primo e color marrone chiaro il secondo, torbido e fangoso. Prima l’accompagnatore, un uomo pingue e sudatissimo che indossa enormi pantaloni corti che superano il ginocchio, l’aria divertita da boy scout, al microfono ha cercato di spiegare sgolandosi i luoghi che avremmo visitato, ma i rumori prodotti dall’imbarcazione, quelli del motore e lo sciabordio delle onde, sovrastavano la sua voce.

Adesso siamo nel punto dove si incrociano i due fiumi, che in realtà non è proprio le sette meraviglie, insomma non è le cascate del Niagara, e neanche la baia vietnamita di Halong, o il fiordo di Geirangerfjord in Norvegia, il tipo continua a gridare al microfono e a dire che la differenza di colore è determinata da tre fattori, velocità, densità e temperatura. L’Encontro das Águas, l’effetto materico, cromatico, a dire il vero è molto suggestivo, magari però visto dall’alto in un volo aereo, oppure arrivando con una grande imbarcazione, di quelle che navigano sulla rotta Belem-Santarem-Manaus. Dalla nostra lancia si vede poco o niente, anche se molti iniziano a mettersi in posa e scattare fotografie, cercando di immortalare il momento magico. Mentre l’accompagnatore continua a parlare imperterrito e nessuno riesce a capire quello che dice, tiene in mano una bottiglia nera di una bibita che si chiama Vulcano, che sorseggia con parsimonia quando riprende fiato.

 Il signore anziano impacciato con i capelli argentati e un invidiabile entusiasmo, sta…

Il reportage di Angelo Ferracuti prosegue su Left in edicola dall’8 febbraio 2019


SOMMARIO ACQUISTA

Commenti

commenti

Condividi