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Ne aveva promessi 500.000 all’anno. Cinquecentomila. Durante una trasmissione Laura Boldrini gli aveva dovuto far notare che sarebbe stato impossibile per una serie di costi e di accordi internazionali. Ma era il tempo delle promesse a vanvera: qualcuno, cioè proprio lui, il Capitano, aveva convinto molti che i rimpatri non venissero fatti dalla sinistra (li chiama tutti così, lui, proprio come Silvio) perché ci si guadagnava sopra. E tutti a crederci.

Ora Salvini è il Capo. Quindi Salvini è Il Rimpatriatore. No? Abbiamo visto qualche giorno fa che sono aumentati i morti nel Mediterraneo. E con i rimpatri come siamo messi? Maluccio, direi.

I primi progetti dei rimpatri volontari assistiti di quest’anno partono a febbraio. E saranno molti di meno di quelli degli anni precedenti. A conti fatti non solo i rimpatri forzati sono di meno rispetto allo scorso anno, ma anche quelli volontari finanziati dal Fondo asilo migrazione e integrazione (Fami) caleranno. Da 3.200 a 2.700. Senza contare che il bando del Viminale è andato deserto per metà. E alla fine gli stranieri che torneranno con progetti di reinserimento nei Paesi d’origine (che poi sarebbe, pensateci, il famoso “aiutiamoli a casa loro”) saranno ancora di meno.

Anzi, a ben vedere ci sono addirittura 500 posti disponibili in meno. Capite? Sono dati del ministero dell’Interno, quelli di cui non si discute mai preferendo parlare di cibo e di dirette Facebook.

E siamo alle solite: bugie su bugie, numeri falsi su numeri falsi, cazzate su cazzate, promesse strillate e poi fallite.

Nel 2018, i rimpatri completati dall’Italia sono stati circa 5mila, un numero inferiore ai 6.514 registrati nel 2017. E nel primo mese dell’anno i rimpatri, secondo gli stessi numeri dati da Salvini, sono stati 221, oltre 270 in meno dello stesso mese del 2018. Addirittura il leghista Giorgetti aveva detto “sui rimpatri Salvini l’ha sparata grossa”. Ma chi volete che lo ascolti, Giorgetti.

Buon venerdì.

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