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«Quello che accade di fronte alle coste e sul territorio italiano non è compatibile con quello che insegniamo». La frase è scolpita su un mare minaccioso e la voce della professoressa del liceo Pascoli di Firenze nel video Figli di razza umana risuona netta, una sferzata alla politica xenofoba che viola i principi della Costituzione. In giorni in cui, come è accaduto a gennaio per la Sea Watch, i porti vengono chiusi e i migranti lasciati in mezzo al mare, come può un insegnante parlare dello spirito di accoglienza e di Ulisse nell’Odissea senza fare un confronto con la realtà? E di fronte al dramma – perché lo è – di uno studente cresciuto in Italia, italiano a tutti gli effetti, che a 18 anni scopre di non avere il passaporto, perché lo ius soli non è mai stato approvato, come si fa a parlare della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo o dell’articolo 3 della Costituzione? Dilemmi quotidiani che però, in quei giorni nel cuore dell’inverno, si sono tradotti in una reazione forte. Un «moto spontaneo» che ha attraversato gli insegnanti italiani, racconta a Left Giulietta Stirati, docente del liceo Amaldi di Tor Bella Monaca a Roma. «E non siamo andati fuori dal seminato», aggiunge Orazio Sturniolo del liceo Copernico di Bologna. La reazione infatti si è mantenuta nell’alveo più profondo: il terreno della conoscenza e della didattica.
A Bologna il 31 gennaio è stato pubblicato sui giornali l’appello del liceo Copernico sottoscritto da una sessantina di docenti. Nel testo, si parte dal caso della Sea Watch, e dai proclami «che forzano i principi della nostra Costituzione», per arrivare a una conclusione: non è «possibile per noi docenti far finta di niente e continuare a ignorare nella nostra attività didattica fatti che si muovono attorno a noi». Perché così, dicono, si perde la funzione stessa della scuola. Probabilmente molti altri insegnanti avranno fatto la stessa scelta dei colleghi bolognesi: spiegare ai propri studenti, ricostruire sulla base di dati statistici, storici, il fenomeno dell’immigrazione e le ultime leggi, non solo di questo governo, ma anche del precedente, che ledono i diritti di protezione umanitaria. Ma l’onda del Copernico, proprio perché l’appello a “non stare zitti” è stato reso pubblico, ha provocato…

L’articolo di Donatella Coccoli prosegue su Left in edicola dal 22 febbraio 2019


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