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La mia generazione, quella di chi ha avuto venti anni negli anni Novanta, quella del movimento studentesco la “Pantera”, poi la generazione di chi ha avuto venti anni negli anni Duemila, e infine quella di chi ha avuto venti anni in questo decennio, quella che ha provato a mobilitarsi di nuovo col movimento chiamato “Onda”, sono le prime generazioni dal Dopoguerra, ma a ben rifletterci anche da molto prima, che si sono trovate a dover studiare, fare amicizia, innamorarsi, cercare un lavoro, con la concreta prospettiva di vedere peggiorare le proprie condizioni lavorative e di vita rispetto alla situazione di provenienza, a quella della loro famiglia, dei loro genitori.
Generazioni che le classi dirigenti politiche asservite al pensiero liberista, hanno tentato – in gran parte riuscendovi – di abbagliare col luccichìo della modernità, prospettando le magnifiche sorti e progressive del lavoro flessibile, che poi si è tradotto invece soltanto in precarietà di vita, sfruttamento, spesso frustrazione se non disperazione vera.
Generazioni che, fatta eccezione per un’eroica minoranza, non hanno di fatto reagito, accettando con rassegnazione il proprio destino.
Le ragazze e i ragazzi che scendono in piazza per FridayforFuture, la generazione di chi oggi ha quindici, diciassette, venti anni, è però la prima generazione, nella storia dell’umanità, che ha la concreta prospettiva addirittura di vivere di meno, forse molto di meno, di chi li ha proceduti.
La prima generazione alla quale non solo è stato tolto il benessere, ma rischia di essere scippata la vita stessa.
Catastrofismo? Esagerazioni?
Assolutamente no.
Ormai tutti i report scientifici governativi, quelli ufficiali, sono concordi: nei prossimi decenni miliardi di persone sono in pericolo di vita.
Miliardi.
Non era mai successo niente di simile e nemmeno di assimilabile.
Il responsabile per l’Ambiente della Nazioni Unite ci dice in questi giorni che l’Uomo sta causando la sesta estinzione di massa: la sesta estinzione, da quasi quattro miliardi di anni che esiste la vita su questo Pianeta.
Studi recentissimi ci parlano di un crollo impressionante della popolazione degli insetti in tutto il mondo.
Gli insetti. Gli animali più resistenti, quelli imbattibili, immortali, quelli che in cinque estinzioni di massa si erano estinti una volta sola. Stanno scomparendo pure loro.
Siamo di fronte a cose talmente enormi, che si ha persino difficoltà a percepirle, ad inquadrarle. Si ha difficoltà a capire da dove iniziare per affrontarle.
Non sono cose per grandi, per adulti.
Gli adulti sono coloro che hanno imparato ad affrontare il quotidiano, e su quello si sono “settati”.
Qui bisogna uscire dal quotidiano, buttarlo via, nel cestino.
E provare a pensare tutto in un’altra maniera.
C’è da cambiare tutto il sistema economico, ma anche quello istituzionale, politico, la cultura, la scala dei valori.
C’è da costruire un mondo diverso, non basato sul consumo, l’individualismo, la competizione, l’omologazione, ma sull’empatia, il rispetto, la sobrietà, la cooperazione.
Solo cuori puri, si direbbe in una favola, e menti senza incrostazioni, possono concepire tutto questo.
Cuori puri come quello di Greta, la creaturina meravigliosa che ci sta ridando una speranza e che ci ha richiamato tutti a guardare in faccia la realtà.
Ragazze, ragazzi.
Salvatevi. Salvateci.
Voi dovete fare questa battaglia, per forza.
Noi, le tre generazioni che vi hanno preceduto, non le abbiamo sostanzialmente fatte, le battaglie per migliorare le nostre vite.
Abbiamo accettato di stare peggio.
Voi questa battaglia invece dovete farla a qualunque costo.
Non avete proprio altra scelta, e noi non abbiamo altra scelta che quella di aiutarvi e sostenervi con tutte le nostre forze.
Questa volta, ne va della vita.

L’editoriale di Mauro Romanelli è tratto da Left in edicola dal 15 marzo 2019


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