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Da 61 anni, compiuti lo scorso 20 febbraio, la legge Merlin è uno dei baluardi in difesa dei diritti delle donne e da 61 anni resiste agli “attacchi” di chi vorrebbe modificarla se non addirittura abrogarla, attraverso proposte di legge, referendum o sollevando questioni di legittimità costituzionale. L’ultimo tentativo di metterla in discussione si è consumato il 6 marzo scorso. Anche questa volta senza esito. La Corte costituzionale ha infatti ritenuto infondate le questioni di legittimità sollevate dai giudici della Corte d’Appello di Bari su richiesta dei difensori di Giampaolo Tarantini, accusato dei reati di favoreggiamento della prostituzione e reclutamento nei confronti di 26 ragazze portate a prostituirsi tra il 2008 e il 2009 nei festini dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Le argomentazioni sull’abrogazione del reato di favoreggiamento e di reclutamento si fondavano sul fatto che la legge Merlin sarebbe disancorata dalla realtà odierna che vede diffondersi la prostituzione “libera” delle c.d. escort o sex workers. Per tali motivi, sarebbero maturi i tempi per legalizzare la prostituzione e riaprire le case chiuse.
A parere di chi scrive, l’idea della prostituzione come lavoro subordinato o come impresa non è frutto del progresso dei costumi, infatti, proprio sull’idea che la donna fosse libera di prostituirsi si fondava il sistema delle case chiuse che segregava le donne, rendendole merce e oggetto di profitto altrui; sistema contro il quale ha reagito la legge Merlin.
Nell’udienza dinanzi alla Corte costituzionale sono intervenute le associazioni Differenza Donna Ong e Rete per la parità, per rappresentare il significato e il valore attuale della legge Merlin e la sua incidenza sulle libertà fondamentali delle donne. La prostituzione è, infatti…

L’avvocato Teresa Manente è responsabile dell’ufficio legale della Ong Differenza Donna 

L’articolo di Teresa Manente prosegue su Left in edicola dal 15 marzo 2019


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