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Ho letto che la mente umana in determinate condizioni può dare l’illusione di vedere e di descrivere la realtà per quello che è, annullando gli affetti e la sensibilità. Non riesco a pensare al Congresso mondiale delle famiglie senza che mi appaia questa immagine.

Questa gente che si riunisce a Verona è portatrice di violenza, di prevaricazione, di volontà di sopraffazione in nome di una famiglia naturale di fronte alla quale anche il gatto di casa rimarrebbe turbato. Persino in natura è presente, infatti, una variabilità.

Questa gente chiede la prigione per gli omosessuali, ma ci è facile osservando molti dei relatori, fare una fin troppo facile diagnosi sul fatto che l’omosessualità in prigione è la loro.

Vuole le donne a casa, a crescere i figli e ad accudire i mariti, non in grado di regolare in alcun modo la “riproduzione della specie che avverrà tramite loro”, lo vogliano o no, senza potersi difendere, senza poter scegliere, e senza poter nemmeno essere curate con attenzione prima alla loro salute e poi a quella dell’embrione o del feto che vengono elevati a divinità e che possono chiedere il sacrificio della donna che, simile alla vedova indiana, può morire sulla pira dell’embrione morente, non meritando di sopravvivergli.

Obbliga, tramite sapiente ritardo o omissione nelle diagnosi, negli eccellentissimi ospedali religiosi che ormai prendono tutti i finanziamenti pubblici, al…

 

L’articolo di Elisabetta Canitano prosegue su Left in edicola dal 29 marzo 2019


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