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A Hebron, nella Cisgiordania occupata, non c’è palestinese che non conosca Baruch Marzel. Vive in Shuhada street, in una casa che sovrasta l’abitazione della famiglia palestinese Al-Azze: la sua colonia e un checkpoint militare israeliano hanno chiuso l’accesso alla strada che conduceva al quartiere di Tel Rumeid. Marzel è un colono nato negli Stati Uniti, braccio destro del rabbino Meir Kahane e portavoce del movimento da lui fondato, il Kach, organizzazione americana di estrema destra, razzista e anti-araba, dichiarata fuorilegge in Israele ed etichettata come terroristica negli Usa. È anche leader della Jewish Defence League, i cui segni visibili a Hebron si trovano su porte e muri: «Gas the arabs», tetra memoria di sterminio. Lo conoscono tutti perché è solito, dalla sua casa-colonia, lanciare personalmente aggressioni contro i residenti palestinesi. La famiglia Al-Azze lo sa bene: per anni i Marzel hanno impedito ad Hashem, medico, e Shirin, pittrice, di raccogliere le olive nel loro piccolo campo. Alla fine una sentenza della corte israeliana ha riconosciuto la proprietà palestinese degli alberi ma è servito a poco: quando finalmente Hashem e Shirin hanno ottenuto il via libera, di olive non ce n’erano già più, Marzel protetto dai soldati ne aveva fatto scempio. Hashem è morto nell’ottobre 2015: malato di cuore, ha inalato troppi lacrimogeni sparati dall’esercito e l’ambulanza non lo ha soccorso. Per arrivare a casa sua si dovrebbe passare per uno dei principali checkpoint su Shuhada street, sbarrato anche ai medici. Non assisterà all’ennesima vergogna: vedere Baruch Marzel diventare parlamentare alla Knesset israeliana, candidato con il partito Otzma Yehudit, Potere ebraico.
Probabilmente è quanto accadrà martedì 9 aprile. Israele va ad elezioni anticipate dopo che…

L’articolo di Chiara Cruciati prosegue su Left in edicola dal 5 aprile 2019


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