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Agora Europe ha appena ultimato il manifesto Per un’Europa politica, incentrato su quello che definiamo lo spazio politico europeo, fondato sul principio della libertà di movimento e definito da confini porosi. Abbiamo sostenuto che le crisi che l’Europa sta affrontando (la cosiddetta crisi migratoria, la crisi economica, i cambiamenti climatici e così via), non solo mostrano il potere limitato delle istituzioni dell’Ue, ma mostrano anche che il sistema nazionale non offre soluzioni alle sfide attuali. Con Charta 2020, Agora Europe si è inoltre impegnata nella definizione di 20 beni pubblici europei. Riprendendo Machiavelli ed il “principio machiavelliano di una nuova fondazione”, Étienne Balibar ha invocato un «ritorno alle origini», che nel caso dell’Europa coinciderebbe con il Manifesto di Ventotene di Spinelli del 1941. Eppure, anche il presidente Macron ha parlato nel suo manifesto di un nuovo rinascimento europeo.
In che cosa il nuovo manifesto federalista di Agora Europe e il suo appello per una rifondazione machiavelliana del progetto europeo differiscono da quello di Macron? Quali sono i principi originari? Quale la nuova fondazione?
Le questioni da affrontare sono due: la “nuova fondazione” e il “federalismo”. È soprattutto per la sua prospettiva federalista audace ed esplicita, combinata con prospettive democratiche radicali, e una peculiare insistenza sulla dimensione sociale del progetto europeo, che ho voluto fare riferimento al Manifesto di Ventotene, un prodotto della lotta antifascista in Italia e oltre. Ciò che esiste in Europa oggi è un sistema di istituzioni pseudo-federali, che non concede ai cittadini europei una partecipazione comune alle deliberazioni e alle decisioni, che continua a preservare il potere di veto dei governi nazionali (e, di conseguenza, impedisce paradossalmente una seria riflessione sulle trasformazioni delle nazioni e della sovranità nella nuova era globale), e che respinge ogni idea di affrontare collettivamente le enormi disuguaglianze (finanziarie, sociali e territoriali) nell’Europa di oggi, e quindi è del tutto inappropriato a qualsiasi “nuova fondazione” in senso machiavelliano. Da questo punto di vista, l’idea centrale del manifesto di Agora Europe, quella dei beni pubblici europei, elaborata molto concretamente nelle sezioni specifiche del testo, è un’innovazione fondamentale nella discussione intellettuale transeuropea. È proprio ciò che è completamente assente dall’idea di Macron del “rinascimento”, che ha alcuni meriti (specialmente se non si guarda troppo da vicino il contrasto tra ciò che propone per l’Europa, e ciò che pratica in Francia), e quindi è brutalmente respinta sia da nazionalisti come Orbán o Salvini sia da rigidi “ordo-liberali” come il nuovo leader democratico-cristiano tedesco (che è in realtà anche lui un nazionalista), ma esclude la possibilità stessa di rompere con le istituzioni esistenti. Naturalmente non credo che sia facile, ma credo che diventerà l’unica alternativa alla dissoluzione se (e quando) la crisi attuale raggiungerà nuovi livelli.
L’Europa sta attualmente rimodellando la sua geografia immaginaria, attraverso un processo di esternalizzazione dei suoi confini, ratificato dagli accordi con la Libia e la Turchia. In che modo questo fenomeno differisce dal colonialismo?

“Il nuovo razzismo europeo. Tra nazionalismi e migrazioni”. Questo il tema che affronterà il filosofo Etienne Balibar, durante la conferenza che si terrà il 16 aprile alle ore 16.30 a Roma, al Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Roma Tre. Sempre il 16 aprile, alle ore 14.15, sarà presentata alla Sala stampa della Camera dei deputati Charta 2020 promossa da Agora Europe insieme ad altre dieci associazioni. Interverranno anche Etienne Balibar, Nadia Urbinati e Caterina Di Fazio, co-fondatori della rete europea. 

L’intervista di Caterina Di Fazio a Etienne Balibar prosegue su Left in edicola dal 12 aprile 2019


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