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Il testo che segue, tratto da “Con l’anima di traverso” di Zita Dazzi, Edizioni Solferino e uscito in questi giorni è la rielaborazione, adattata al testo, di un “parlato”. La voce è quella di Laura Wronowski nipote di Giacomo Matteotti, staffetta partigiana. Zita Dazzi, dopo lunghe conversazioni con Laura ha costruito come romanzo l’incontro fra una quattordicenne, Tecla e la testimone importante di una parte di storia del paese. Un racconto che arriva e colpisce, adatto a lettrici e lettori giovani ma capace di coinvolgere e che andrebbe forse diffuso nelle scuole per far comprendere, senza retorica, cosa significano due parole chiave di questa epoca. “fascismo” e Resistenza.

Lettera sulla democrazia

Carissima Tecla,
noi abbiamo lottato per la democrazia, per la libertà, abbiamo regalato al Paese una bellissima Costituzione e un sistema parlamentare all’avanguardia. Ma guardo all’oggi e tutto mi sembra proprio diverso da quello che noi avevano immaginato.
A vent’anni sognavo la democrazia «pura» negli intenti e nei comportamenti, ma la democrazia come viene declinata oggi è tutt’altra cosa.
A vent’anni col mitra in mano, sognavo di ricostruire l’Italia, ci credevo e facevo cose in cui credevo fortemente.
A quaranta sapevo già che tutto questo non sarebbe stato realizzato.
Lo sapevano già prima di noi i nostri genitori che ascoltavano i nostri sogni e progetti. Ma le madri non possono tagliare le gambe agli entusiasmi dei figli ventenni. Quindi, ci guardavano fare le nostre esperienze e lasciavano che fossimo noi a capire, sulla nostra pelle.
L’Italia di oggi mi sembra un Paese incapace di portare avanti veramente le riforme, di mettere in atto i diritti e i principi costituzionali, i valori della Resistenza che hanno plasmato il nostro ordinamento.
La «democrazia» per noi era anche un’idea di comunità.
Ma gli italiani sono individualisti, sono partiti dall’analfabetismo: è stato tutto difficile. Certo, abbiamo fatto passi da gigante verso la modernità. Ma pensavamo di ottenere di più. Di portare più democrazia, più diritti e più uguaglianza per tutti.
Invece le riforme avviate non sono state completate.
C’è l’inquadramento generale che avevano dato i padri della patria nella Costituente, c’è un Parlamento – più o meno cialtrone, a seconda delle legislature – ma manca ancora la comprensione vera della necessità di essere totalmente onesti quando si è nella res publica.
Ma quello che mi fa più male è che c’è qualcuno che osa ancora dichiararsi fascista, che si richiama a quell’ideologia, che si comporta in quello stile, anche se questo sarebbe vietato dalla legge.
E noi che abbiamo lottato per cacciare i fascisti, noi che oggi siamo vecchi, noi pochi rimasti a raccontare, guardiamo allibiti quando vediamo questi rigurgiti, questi fantasmi del passato che riappaiono.
È vero: la libertà oggi sembra acquisita, sembra un dato di fatto. Ma in realtà dobbiamo ancora imparare che cosa sia veramente.
La libertà è difficilissima da gestire, perché la mia finisce dove inizia la tua.
È una questione anche di rispetto degli altri. Questo concetto non è molto chiaro alla maggioranza del nostro popolo.
E poi la libertà comporta una lotta, una difficoltà, e non tutti sono pronti ad affrontarla.
Non tutti hanno la struttura morale, mentale e fisica per affrontarla.
È faticoso insegnare agli italiani che la democrazia, con tutti i suoi limiti, per forza deve essere sempre difesa, che la libertà va conquistata giorno per giorno. Democrazia è onestà amministrativa, rispetto reciproco, giustizia uguale per tutti, solidarietà verso chi soffre.
Ci vorranno forse altri cinquant’anni perché l’Italia diventi davvero democratica, forse di più. E oggi ci sono tanti problemi nuovi che fatico a comprendere.
C’è il razzismo verso gli stranieri, i politici vogliono muri, porti chiusi, nemici e capri espiatori da additare.
C’è il bullismo nelle scuole, c’è l’ignoranza, il menefreghismo, l’abitudine ad avere tutto e a non sapere dare il giusto valore alle cose, ai sentimenti, alle persone.
Noi eravamo poveri, non avevamo niente, ci passavamo i libri, ma a scuola cercavamo di imparare. Nessuno si permetteva di fare le cose che sento succedono oggi nelle classi, verso i compagni e verso i professori. Io a diciannove anni sono entrata nella Resistenza.
Ho una storia da raccontare.
Ma guardo voi ragazzi, cerco di parlarvi dei nostri valori, degli ideali, del coraggio.
Di quando abbiamo combattuto, di quando siamo stati incarcerati.
E a volte mi sembra di parlare una lingua che non viene compresa.
Oggi tutti hanno tutto. Soldi, abiti alla moda, tecnologia, connessione perenne, anche se credo che a molti manchi qualcuno con cui parlare, qualcuno da cui farsi ascoltare.
Anche in famiglia mi sembra che spesso non ci sia dialogo.
La società è fatta di vuoto. Qualcuno lo riempie con il telefonino.
Ma molti mi sembra si sentano tanto soli. Certo, ogni epoca ha avuto i suoi limiti.
Mia madre, per fortuna, ci metteva in mano i libri.
Noi siamo venuti su con i libri. Sarebbe bello che la storia della mia generazione non andasse persa, se venisse letta, se servisse a qualcosa.
Ti ringrazio comunque per tutta la gioia che mi hai dato ascoltando la mia vita.
Te ne auguro una altrettanto bella.
A te e al tuo Sergio.
Viva la libertà e la Costituzione.
La tua amica Laura

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