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Senza bisogno di sfilare per le strade di Corleone, tra l’altro giocando sull’assioma Corleone=mafia che è il giochetto più stupido e ignorante sulla questione mafie oggi in Italia, Matteo Salvini poteva fare una telefonata al suo sottosegretario Armando Siri per dimostrare di voler combattere efficacemente la mafia senza bisogno di scomodare le forze di Polizia (impegnate a scorazzarlo nella sua campagna elettorale permanente piuttosto che occuparsi della sicurezza del territorio).

Dentro la vicenda Siri (e lo diciamo sciacquandoci la bocca mica per la Lega ma per l’orrore di cui sono imbevuti gli atti processuali) ci sono già dei fatti, al di là della presunta corruzione che dovrà essere poi provata in tribunale, che puzzano di mafia lontano un chilometro ed è un dispiacere che il ministro dell’Interno abbia deciso di non occuparsene preferendo l’ennesima sfilata.

Nicastri (colui che chiese e ottenne dall’imprenditore Arata la promessa di inserire una nuova norma per il biometano) aveva già pronta una società ad hoc per sfruttare l’eventuale emendamento di governo. Questo è un fatto. Ed è un fatto che nelle intercettazioni Arata (grazie anche al ruolo del figlio all’interno della Lega) abbia promesso quella norma in cambio di denaro. Questi sono fatti su cui il ministro Salvini non può fare finta di niente, bontà sua.

Così come non può fingere di non sapere che Nicastri (per diretta corrispondenza suggeritore della norma che avrebbe dovuto fare passare la Lega) sia ritenuto un prestanome di Matteo Messina Denaro e uno dei finanziatori della sua latitanza.

C’è quindi una questione giudiziaria e una questione di opportunità che il ministro ha a disposizione per “liberare il Paese dalle mafie” come promette da mesi e come ha ripetuto pur di non parlare della Festa della Liberazione.

Salvini vuole sconfiggere la mafia? Perfetto, provi a capire perché il biometano per qualcuno andava insistentemente inserito nel contratto e risulterà utile come non lo è mai stato per scoprire che la mafia non sta a Corleone ma si infila tra i colletti bianchi che fungono da anelli di congiunzione con la politica, quelli stessi che già Falcone e Borsellino avevano capito come fossero ben più indispensabili dei mafiosi con la coppola e la lupara.

Farebbe così, un ministro dell’Interno. Chiamerebbe il suo sottosegretario, chiederebbe spiegazioni e ce ne darebbe conto.

Buon venerdì.

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