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Sono in corso, a Viterbo, gli interrogatori di garanzia di Francesco Chiricozzi, consigliere comunale di CasaPound di Vallerano (Viterbo) e dell’altro militante dell’organizzazione sedicente fascista del III millennio, arrestati per lo stupro di una donna di 36 anni nel pub Old Manners di Viterbo. Già, vecchie maniere, quelle violentissime di sempre, il sessismo che connota la più maschia delle ideologie. I due, che ieri sono stati espulsi dal loro leader Di Stefano, dovrebbero rispondere alle domande degli inquirenti, ma non è neppure escluso che alla fine decidano di avvalersi della facoltà di non rispondere. I video realizzati con lo smartphone parlano per loro. Le gesta dei due presunti stupratori fascisti, per almeno un paio d’ore, sono stati anche filmati con i cellulari e proprio quei file nei telefonini dei due indagati sono stati determinanti per la richiesta dell’arresto. E alla fine la donna l’hanno scaricata sotto casa come un rifiuto, lanciandole l’ultima offesa, l’ultimo affronto: «Vedi di stare zitta e non dire nulla di questa storia, tanto non ti crede nessuno».

Gli arrestati, assistiti dagli avvocati Giovanni Labate, Domenico Gorziglia e Marco Mazzatosta, sono rinchiusi da lunedì mattina nel carcere Mammagialla di Viterbo noto, tra l’altro, per il ripetersi di denunce di violenza da parte della polizia penitenziaria contro i detenuti. Ma questa è un’altra storia, forse.
È stata la donna, ancora sotto choc, a recarsi, la mattina del 12 aprile, al pronto soccorso e a raccontare la violenza subita nella notte. E subito è scattata la segnalazione da parte dei sanitari alla polizia.
Le cronache del giorno dopo raccontano della famiglia di Chiricozzi chiusa nel più stretto riserbo. Vallerano, piccolo borgo di 2500 abitanti arrampicato sui Monti Cimini ha tributato il 20% dei consensi, 300 voti e tre eletti alla lista della tartaruga dal guscio ottagonale e Chiricozzi era, fino a ieri, uno dei principali consiglieri dell’opposizione al sindaco Adelio Gregori, eletto lo scorso anno con la lista civica Obiettivo Vallerano 2018 che ha passato tutto il giorno in Municipio, assediato come mai da giornalisti e telecamere. «Il punto è proprio questo: 300 persone, che conoscono bene fatti e persone, hanno deciso di votarli», dice Gregori. Entrambi gli arrestati sono tra quelle centinaia di militanti che da queste parti si muovono senza paura seguendo le direttive dell’ideologo locale, il primario di chirurgia maxillo-facciale dell’ospedale di Viterbo, Claudio Taglia.
«Non si tratta di delinquenza occasionale – dicono gli inquirenti – ma di un gruppo pericoloso che ha ormai basi stabili nel cuore di Viterbo. E che è fatto di persone che si sentono intoccabili, tant’è che non esitano nemmeno a filmarsi».

Solo qualche tempo fa Chiricozzi aveva postato sul suo profilo Instagram il manifesto di propaganda fascista che ritrae un uomo straniero mentre abusa di una donna bianca, con la scritta: “Difendila!”. E a corredo il suo commento: «La prossima Pamela, la prossima Desirée, potrebbe essere tua figlia, tua moglie o tua sorella. Sveglia». Il ritratto di Francesco Chiricozzi è quello di un ventenne diviso tra selfie e inni a Mussolini, al fascismo e al nazismo. Sfiduciato dal Blocco Studentesco che lo riteneva troppo violento per far parte dell’associazione, Chiricozzi entra a far parte di Casapound al seguito di Jacopo Polidori, oggi anche lui consigliere di Cp. Con Polidori e altri militanti del gruppo di estrema destra viene accusato nel 2017 del pestaggio avvenuto a Vignanello di un giovane che sul suo profilo Facebook aveva postato un commento ironico su CasaPound: il ragazzo viene colpito a calci, pugni e cinghiate all’uscita di una pizzeria. Polidori e un altro maggiorenne, Luca Santini, vengono condannati in primo grado con il giudizio abbreviato a due anni e otto mesi (pena ridotta in appello per tutti e due); la posizione di Chiricozzi, all’epoca minorenne, viene stralciata. Qualche tempo dopo viene chiesto il suo rinvio a giudizio e il processo a suo carico dovrebbe cominciare tra poco, il 19 luglio prossimo. Noto per attività di attacchinaggio e per organizzare banchetti per il movimento, non solo a Vallerano ma anche a Viterbo, Chiricozzi che è un ultrà della Viterbese, ha da tre anni un daspo. È stato infatti sorpreso dalle forze dell’ordine mentre tentava di introdurre dei petardi in una trasferta ad Arezzo. Ma né questa né la più grave vicenda del pestaggio ferma la sua carriera politica: nel 2018 sia lui che Polidori vengono eletti consiglieri comunali a Vallerano.
Il questore di Viterbo ha disposto la sospensione temporanea della licenza di somministrazione di alimenti e bevande del circolo privato Old Manners, ufficialmente circolo privato registrato come associazione sportiva è in realtà è uno dei luoghi di ritrovo di CasaPound. Un posto che Chiricozzi e Lezzi conoscono bene, tanto da averne le chiavi.

«Vanno presi dei provvedimenti a livello nazionale contro CasaPound, perché non è più possibile che chi sostiene certe cose e porta avanti certe idee possa candidarsi alle elezioni», reclama il sindaco di Vallerano. «Sono gli eredi dei massacratori del Circeo negli anni 70, sono camerati del marito di Alessandra Mussolini che andava a baby prostitute mentre la moglie invoca la castrazione chimica per gli altri – scrive Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione – da troppi anni questi personaggi godono di coperture politiche, culturali, nella magistratura e negli apparati dello Stato».
«La violenza sulle donne è una emergenza che bisogna contrastare in tutti i modi. E chi la commette non è un balordo come dice Di Maio, ma un violento – commenta Marilena Grassadonia capolista de La Sinistra nella circoscrizione Centro alle Europee -, non è la prima volta che esponenti della destra più becera, come CasaPound, si macchiano di reati e violenze. È ora di sciogliere queste organizzazioni. La violenza di genere è una questione culturale che mette in evidenza come la donna venga vista troppo spesso come “oggetto” di proprietà dell’uomo». La lista dei casi di cronaca nerissima di cui è protagonista gente in relazione diretta con CasaPound è davvero impressionante: dalla strage di senegalesi assassinati per strada il 12 dicembre 2011 da un loro aderente a pistolettate a Firenze fino all’aggressione a Bari ai danni dell’eurodeputata Eleonora Forenza e altri militanti che riaccompagnavano a casa una mamma di colore con un bimbo in carrozzina e ancora fino alla canea contro i rom a Torre Maura.

La reazione del governo però è, ancora una volta, a due facce: perché se da un lato la condanna è unanime – «sono bestie e devono pagare» – Salvini e Di Maio continuano a litigare. Il primo torna alla carica con la castrazione chimica perché «la galera non basta», il secondo gli risponde che è «una presa in giro per le donne», poiché la legge per come è scritta «si applicherebbe a casi meno gravi e sarebbe volontaria». Inoltre, soprattutto la Lega, è esplicitamente in relazione con CasaPound che ha svolto un ruolo cruciale nella fase di mutazione sovranista e nazionalista del partito salviniano, quella che ha consentito la sua penetrazione nel centro sud grazie alla creazione della sigla “Sovranità – Prima gli Italiani” a sostegno della campagna elettorale del leader leghista». All’epoca, era il 2015, si parlò del “patto del Brancaccio” tra l’astro nascente del Carroccio e gli squadristi del III millennio. Una legame di pura opportunità visto che la Lega continua a chiamarsi ufficialmente Lega Nord per l’indipendenza della Padania “che ha per finalità – dice il suo statuto appena depositato al Viminale per le europee – il conseguimento dell’indipendenza della Padania (…) e il suo riconoscimento come Repubblica Federale indipendente e sovrana”.

Anche al Viminale, CasaPound ha potuto godere di un bel po’ di tolleranza: era il gennaio di tre anni fa quando il blog Insorgenze rivelava il documento (protocollo N.224/SIG. DIV 2/Sez.2/4333 dell’11 aprile 2015 – oggetto nel 2016 di un’interrogazione parlamentare di Stefano Quaranta, Art1-Mdp-Leu) con cui la Direzione centrale della Polizia di prevenzione, con sigla in calce del direttore centrale, prefetto Mario Papa, definisce Cpi una organizzazione di bravi ragazzi molto disciplinatii, con «uno stile di militanza fattivo e dinamico ma rigoroso nelle rispetto delle gerarchie interne» sospinti dal dichiarato obiettivo «di sostenere una rivalutazione degli aspetti innovativi e di promozione sociale del ventennio». Il documento è stato allegato dall’avvocato di CasaPound Italia in una causa civile che oppone la figlia di Erza Pound, signora Mary Pound vedova de Rachewiltz, a Gianluca Iannone, leader storico della controversa formazione di “fascisti del III millennio”. Il testo della informativa fa ricorso ad un’abile strategia linguistica evitando come la peste l’utilizzo della parola fascismo sostituita dal sinonimo neutralizzante «ventennio». La prosa tende a valorizzare le capacità politiche del gruppo «facilitato dalla concomitante crisi delle compagini della destra radicale e dalla creazione di ampi spazi politici che CasaPound si è dimostrata pronta ad occupare. Il risultato è stato conseguito anche attraverso l’organizzazione di innumerevoli convegni e dibattiti cui sono frequentemente intervenuti esponenti politici, della cultura e del giornalismo anche di diverso orientamento politico».

La strategia dissimulativa e imitativa di CasaPound viene descritta nella nota come un ampliamento delle tematiche di intervento «in passato predominio esclusivo della contrapposta area politica, quali il sovraffollamento delle carceri, o la promozione di campagne animaliste contro la vivisezione e l’utilizzo di animali in spettacoli circensi» e per finire ci sono pure gli aspetti ludici. E sugli atti di violenza ascrivibili al gruppo, la tesi del poliziotto compilatore fu quella di addossarne la colpa a militanti indisciplinati magari troppo facinorosi per via della frequentazione delle curve ultras «ambito in cui l’elemento identitario si coniuga a quello sportivo divenendo spesso il pretesto per azioni violente nei confronti di esponenti di opposta ideologia anche fuori dagli stadi». CasaPound, associazione «rigorosa nel rispetto delle gerarchie interne», non c’entra. «Il sodalizio organizza con regolarità, sull’intero territorio nazionale, iniziative propagandistiche e manifestazioni nel rispetto della normativa vigente e senza dar luogo ad illegalità e turbative dell’ordine pubblico».

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