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C’è voluto tempo ma sembra che questo Paese stia riuscendo a sviluppare anticorpi contro il virus della paura e dell’odio di cui è propagatore il ministro dell’Interno. Non si può cantare vittoria, stando ai sondaggi, il partito di cui è leader dovrebbe avere in Europa la maggiore affermazione della sua storia, ma il consenso scricchiola. Diversi i fattori che potrebbero produrre in futuro spiacevoli sorprese per il ministro in divisa: errori di marketing, scivoloni dettati dalla bulimia da presenza mediatica, uso eccessivo dei social, incompetenze in campo giuridico del suo staff che stanno producendo sentenze “problematiche”. Le reazioni scomposte con cui tenta anche di reprimere il dissenso potrebbero presto portare a scoprire che “il Re è nudo” come si diceva una volta, con tutte le conseguenze.
L’intuizione forse più geniale che ha messo in discussione l’abilità comunicativa del ministro è legata all’utilizzo dei selfie, divenuti terribili boomerang. Lui ha sempre amato farsi immortalare con i fan in delirio, adoranti e giubilanti ma le nemesi si sono susseguite. A partire dal caso delle due ragazze di Caltanissetta, che non appena il sorriso del ministro si è aperto per lo scatto, si sono baciate. In protesta contro l’oscurantismo leghista. Ma gli episodi della selfie guerrilla sono ormai innumerevoli.
Nel frattempo anche le forme di contestazione sono cambiate. Il ministro, che sovente la prende male, come è accaduto a Perugia, da una parte parla di comunisti che sono come i panda, dall’altra sbeffeggia dicendo che «non ci sono più i compagni di una volta», poi però reagisce male e manda, sempre a Salerno, gli agenti in una abitazione privata a togliere uno striscione con la scritta «Questa lega è una vergogna» (cit. Pino Daniele), drappo sequestrato e abitanti…

L’inchiesta di Stefano Galieni prosegue su Left in edicola dal 17 maggio 2019


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