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Roma, quartiere Centocelle, periferia est della Capitale. Nella notte tra il 24 e il 25 aprile scorsi la Pecora Elettrica, una piccola libreria-caffetteria di zona, viene data alle fiamme. Quando i proprietari arrivano sul luogo, allertati dal vicinato, lo spettacolo è tanto doloroso quanto chiaro. I pochi soldi in cassa non sono stati toccati, un pc è stato rubato, mentre il rogo ha divorato in un colpo solo buona parte dei libri e del locale. Polizia e carabinieri parlano di tracce di benzina, riconoscendo fin da subito la matrice dolosa dell’evento. Un attacco vile, che avrebbe anche potuto mettere a rischio l’incolumità di alcune persone in quanto il locale è situato al piano terra di un palazzo densamente abitato. Perché tutto questo? «Non ne abbiamo idea – racconta a Left Danilo, proprietario insieme ad Alessandra della Pecora Elettrica – non c’è stata nessuna rivendicazione, non avevamo mai avuto minacce prima. È difficile capire. Sicuramente la data ci ha fatto pensare ad una matrice politica visti anche i temi delle nostre iniziative passate. Penso agli eventi dedicati alle varie esperienze di resistenza nel mondo o a quelli in cui abbiamo raccontato le tante storie delle partigiane a Roma. Credo però che l’indizio del 25 aprile sia solo una parte. L’intento di chi ci ha attaccato era quello di farci chiudere per sempre, ponendo fine a tutto quello che stavamo facendo». Andando a colpire l’identità (i libri, quindi la cultura) e la conseguente attività di questo locale, piccolo solo nelle dimensioni, che negli ultimi due anni e mezzo ha portato avanti un lavoro di coinvolgimento e coesione sociale, diventando un punto di riferimento del territorio e non solo. «Siamo sempre stati uno spazio aperto – continua Danilo – dove persone e realtà che prima non si conoscevano si sono incontrare, facendo rete e dando vita a progetti: il Comitato che ha risistemato il parco davanti al locale o i vari professionisti che hanno ideato da noi spettacoli come quello sulla Resistenza delle donne a Roma durante l’occupazione nazifascista. Abbiamo ce…

L’articolo di Simone Schiavetti prosegue su Left in edicola dal 17 maggio 2019


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