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Tre giorni di fuoco, poi la calma surreale: Gaza è passata in poche ore, all’alba di lunedì 6 maggio, dall’inferno dell’ennesimo attacco al limbo soffocante dell’assedio. È appena iniziato il Ramadan, il primo giorno è trascorso sotto le bombe. Nei giorni successivi all’operazione israeliana ribattezzata “Calma permanente” tante famiglie hanno rotto il digiuno al tramonto sopra le macerie delle proprie case distrutte, mentre le scuole riprendevano le lezioni e i negozi riaprivano le saracinesche.
Chi ha perso un parente o un amico è entrato nel mese sacro con un macigno in cuore. Ahmad al-Madhoun ha 34 anni: ha perso la moglie Amani, incinta al nono mese, il padre Akram, il fratello Abdullah di 21 anni e il cognato Fadi. Tutti sepolti sotto le macerie della loro casa, completamente distrutta da un caccia israeliano. Ahmad era in giardino, se l’è vista crollare davanti. Gli restano due figli, Mahmoud di tre anni e Fatima di due, il primo in terapia intensiva.
In quei tre giorni di fuoco sono stati uccisi dall’esercito israeliano 27 palestinesi. Tra loro Maria al-Ghazali, una bambina di soli 4 mesi, e i genitori Ahmad ed Eman: Ahmad stava preparando le valige, voleva portare la famiglia a casa del fratello. Saba Abu Arar di mesi ne aveva 14: è stata uccisa con la madre Falastin. Il corpo senza vita di un altro bambino di 12 anni, Abdul Rahman, è stato recuperato dal fratello maggiore qualche ora prima dei cadaveri dei genitori, Raghda Abu al-Jadyan e Talal Abu al-Jadyan, sotto i cinque piani del palazzo in cui si trovava il loro appartamento.
Negli stessi giorni i 700 razzi palestinesi lanciati verso lo Stato di Israele hanno ucciso quattro persone: Ziad Alhamamda, 49 anni, Pinchas Prezuazman, 22, Moshe Agadi, 58, e Moshe Feder, 64. L’escalation di violenza, ricominciata dopo anni di operazioni israeliane e fragili cessate il f…

L’inchiesta di Chiara Cruciati prosegue su Left in edicola dal 17 maggio 2019


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