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«Ricordi il film degli anni 80 Lui è peggio di me? Ecco: diciamo che loro sono peggio di quelli che c’erano prima». Basta una battuta davanti a un caffè in Transatlantico per descrivere un dato che da qualche mese – complice i rapporti gelidi tra Lega e Cinque stelle – circola pesantemente anche nella maggioranza: il governo del cambiamento ha cambiato ben poco. E, anzi, nell’esigenza del potere di piazzare uomini fidati all’interno delle stanze dei bottoni, si è rivelata più conservatrice delle legislature precedenti. «La presenza di due forze distinte – ci spiega il nostro interlocutore, interno alla maggioranza – ha fatto sì che, in questo continuo “tu piazza il tuo, io piazzo il mio”, si vada avanti all’infinito». Così nelle aziende pubbliche, così alla Rai, così nei ministeri. Tutto sapientemente bilanciato a seconda di questa o quella esigenza.

Uno degli ultimi esempi è arrivato con l’Inps: Pasquale Tridico, in quota M5s, presidente dell’Istituto di previdenza; e Adriano Morrone, in quota Lega, suo vice. Fa niente se qualche giorno fa il consiglio di vigilanza interno abbia messo in discussione la sua designazione. In una nota inviata al ministero del Lavoro, infatti, i sindaci hanno sottolineato il rischio di «posizioni di inopportunità e potenziale conflitto d’interessi visto che il prescelto, Morrone, è attualmente un dirigente di seconda fascia dell’istituto. In pratica, potrebbe prendere decisioni che riguarderebbero anche la sua carriera».

Dettagli, quando c’è da posizionare le persone giuste al posto giusto. Esattamente come avvenuto all’Anpal. Dopo che a capo dell’Agenzia nazionale politiche attive lavoro, che dovrà coordinare il lavoro dei centri per l’impiego per il reddito di cittadinanza, è arrivato direttamente dal Mississippi Mimmo Parisi, inventore degli oscuri navigator e vicino a Casaleggio, Luigi Di Maio ha pensato bene di accaparrarsi anche il posto di dirigente generale, con la nomina di Luigi Falco, amico ed ex portavoce proprio del ministro del Lavoro. Questo è avvenuto nonost…

L’articolo di Carmine Gazzanni prosegue su Left in edicola fino al 30 maggio 2019


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