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Il decreto sicurezza bis, nuovo cavallo di battaglia di Salvini per generare consenso nel ventre molle del Paese e distrarre l’opinione pubblica dal fallimento sociale del governo, contiene elementi che inaspriscono il Testo unico di polizia varato durante il Ventennio

Metti che il decreto sicurezza bis fosse stato già in vigore quando la polizia ha caricato gli antifascisti a Genova. E metti che Stefano Origone – il cronista di Repubblica che quella sera è tornato a casa con quattro fratture e una commozione cerebrale per le manganellate – si fosse recato a quella manifestazione con un caschetto da ciclista, “così, non si sa mai”, grazie a quel decreto avrebbe rischiato fino a tre anni di prigione perché, dopo aver equiparato (col primo decreto sicurezza) i blocchi stradali al sequestro di persona e i movimenti per la casa a un’associazione a delinquere, Salvini vorrebbe fare il bis «criminalizzando, non solo la solidarietà, ma anche chi fa resistenza passiva, magari solo usando del cartone attorno alle braccia o portandosi un casco», spiega a Left, Riccardo Bucci, avvocato e animatore di Alterego-Fabbrica dei diritti, associazione di avvocati e avvocatesse che credono nel ruolo sociale del giurista e del diritto, nata nei giorni terribili dei terremoti in Centro Italia.

«Quel decreto non è ancora stato discusso, però è indicativo di quanto l’inasprimento del codice penale sia lesivo dei diritti previsti dalla Costituzione perché va a violare i diritti alla salute, a manifestare e all’autodifesa». Pene pesantissime colpiranno più di quanto già accada chi lancia oggetti, chi usa strumenti di difesa passiva e anche chi partecipa a un corteo non autorizzato quando, fino ad ora, erano punibili solo gli organizzatori. «Una stretta repressiva pericolosa – dice sempre Bucci – ma forse nemmeno al Viminale sono tutti disposti a seguire Salvini su questo terreno e su quello del conflitto di interessi con altri ministeri come nel caso della gestione degli sbarchi e della chiusura dei porti».

Anche Patrizio Gonnella, di Antigone, sottolinea come «andan…

L’inchiesta di Checchino Antonini prosegue su Left in edicola dal 31 maggio 2019


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