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Metti che il decreto sicurezza bis fosse stato già in vigore quando la polizia ha caricato gli antifascisti a Genova. E metti che Stefano Origone – il cronista di Repubblica che quella sera è tornato a casa con quattro fratture e una commozione cerebrale per le manganellate – si fosse recato a quella manifestazione con un caschetto da ciclista, “così, non si sa mai”, grazie a quel decreto avrebbe rischiato fino a tre anni di prigione perché, dopo aver equiparato (col primo decreto sicurezza) i blocchi stradali al sequestro di persona e i movimenti per la casa a un’associazione a delinquere, Salvini vorrebbe fare il bis «criminalizzando, non solo la solidarietà, ma anche chi fa resistenza passiva, magari solo usando del cartone attorno alle braccia o portandosi un casco», spiega a Left, Riccardo Bucci, avvocato e animatore di Alterego-Fabbrica dei diritti, associazione di avvocati e avvocatesse che credono nel ruolo sociale del giurista e del diritto, nata nei giorni terribili dei terremoti in Centro Italia.

«Quel decreto non è ancora stato discusso, però è indicativo di quanto l’inasprimento del codice penale sia lesivo dei diritti previsti dalla Costituzione perché va a violare i diritti alla salute, a manifestare e all’autodifesa». Pene pesantissime colpiranno più di quanto già accada chi lancia oggetti, chi usa strumenti di difesa passiva e anche chi partecipa a un corteo non autorizzato quando, fino ad ora, erano punibili solo gli organizzatori. «Una stretta repressiva pericolosa – dice sempre Bucci – ma forse nemmeno al Viminale sono tutti disposti a seguire Salvini su questo terreno e su quello del conflitto di interessi con altri ministeri come nel caso della gestione degli sbarchi e della chiusura dei porti».

Anche Patrizio Gonnella, di Antigone, sottolinea come «andan…

L’inchiesta di Checchino Antonini prosegue su Left in edicola dal 31 maggio 2019


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