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Da un lato, i limiti dell’approccio biologico che ha alle spalle le grandi farmaceutiche. Dall’altro, le criticità di un sistema basato sui dogmi della legge 180. Serve un salto di paradigma culturale per far fronte all’aumento esponenziale della richiesta di cure psichiatriche

Il nostro Servizio sanitario nazionale è stato da molti considerato il più bello del mondo e forse effettivamente lo è stato. Ha da poco superato i 40 anni e quindi una buona parte della popolazione  è cresciuta e vissuta con questo Ssn. Fa parte del nostro quotidiano. Se stai male vai al pronto soccorso, qui qualcuno ti visita e ti cura. Oppure puoi chiamare l’ambulanza che ti porta in ospedale, se hai bisogno di una visita chiedi un appuntamento al medico di base oppure allo specialista. E questo vale per chiunque, sia nel nostro Paese cittadino italiano o straniero, e il tutto gratuitamente. Per questo diciamo che il nostro servizio sanitario è “universale”. Questo fa parte del nostro quotidiano quindi penso che tante persone potrebbero avere difficoltà a capire che dietro tutto ciò vi siano tante cose che non funzionano. Dobbiamo essere ottimisti e c’è ancora tempo per evitare che le cose precipitino. Ma non è tanto.

Io in particolare, essendo psichiatra e psicoterapeuta, devo qui parlare della salute mentale e potrei cominciare con la frase apparentemente banale ma per me molto significativa che questo è il problema più importante della salute oggi. Limitandosi in maniera grossolana ai soli numeri, sappiamo che il bisogno di cure mediche in Italia è sì in leggera crescita, ma è abbastanza stabile.

Le cure per il cancro o per le malattie cardiovascolari richiedono gli investimenti più alti e questi sono in lieve crescita, mentre la richiesta di cure psichiatriche ha…

L’articolo di Andrea Masini prosegue su Left del 31 maggio 2019


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