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L’11 giugno a Locri si tiene la prima udienza del processo a Mimmo Lucano. Un processo che suona come una gigantesca operazione mirata a stroncare, anche attraverso la “giustizia”, una pericolosa utopia che metteva, nel concreto, in discussione la narrazione della naturalità di un mondo fatto di ingiustizie, sfruttamento, disumanità nel quale la guerra, e tutte le peggiori nefandezze che sono considerate un prodotto della natura umana. E la naturalità di un sistema ciclopico che nessuna azione, individuale o collettiva che sia, può mutare. Fino a quando questo sogno è rimasto nei confini di un piccolo paese della Calabria Jonica, o si è appena affacciato fuori di esso, tutto è andato bene. Le rendicontazioni delle attività dello Sprar erano corrette, i prefetti chiamavano Lucano per far fronte alle ripetute emergenze relative ai continui sbarchi di migranti degli anni scorsi, che non riuscivano a fronteggiare altrimenti. Tutto era a norma, comprese le stalle degli asini della raccolta differenziata, oggi disoccupati e privati delle loro stalle perché non a norma. E quando in alcuni paesi si erigevano barricate per 8/10 persone di pelle nera, a Riace, paese di poco più 1500 abitanti, se ne accoglievano centinaia nel rispetto della loro dignità di persone sofferenti fuggite da veri e propri inferni di fuoco, includendoli, nella misura del possibile, nel tessuto sociale e della piccola economia del paese, attivando un circuito virtuoso di sviluppo locale che dava lavoro direttamente a oltre 80 riacesi, e riattivava tutta una serie di attività e laboratori che sviluppavano un indotto significativo per le dimensioni di Riace. Quando questa realtà ha decisamente varcato i confini della Jonica, della Calabria e dell’Italia, con il sindaco Lucano nel 2010 si posiziona al terzo posto nel concorso per il miglior sindaco del mondo che la City Mayors Foundation bandisce a cadenza biennale. E poi nel 2016 con la rivista Usa Fortune che lo colloca, unico italiano, al 40° posto su 50, tra le persone più influenti del mondo. E quando un regista della fama di Wim Wenders gira un film sull’accoglienza a Riace e su Lucano e indica ai premi Nobel per la pace di tutto il mondo riuniti a Berlino nel 2009 per celebrare la caduta del muro, quell’esperienza come la vera rivoluzione del nuovo secolo. Quando infine, dopo aver ricevuto un numero infinito di riconoscimenti e premi in tutto il mondo, la Rai gira una fiction Tutto il mondo è paese con Beppe Fiorello nelle vesti del sindaco Lucano, che doveva andare in onda nel febbraio 2018, si ritiene che la misura sia colma. E l’attacco politico e giudiziario, preparato con cura, con ispezioni a ripetizione, blocco dei fondi per errori formali e poggiato su una serie di imputazioni che saranno sgretolate dal Gip prima e dalla Cassazione poi, il 2 ottobre 2018 fa scattare gli arresti domiciliari per il sindaco dell’utopia che aveva osato mostrare che è normale e naturale la solidarietà e non il rifiuto, l’accoglienza civile e non il respingimento, la Pace e non la guerra, il rispetto dei diritti umani e non lo sfruttamento schiavile. E soprattutto che i migranti non sono un problema ma una risorsa umana, culturale ed economica. Un’ondata di solidarietà scoppia contestualmente in tante parti del nostro Paese e del mondo. La Riace di Lucano diventa un modello e una bandiera di un’altra idea di mondo e di Umanità e la spinta viene da circa centomila persone che ne sostengono la candidatura al premio Nobel per la pace 2019. Piovono altri riconoscimenti, cittadinanze onorarie, richieste di candidatura. Lucano non scappa dal processo, come personaggi oggi di moda, osannati e votati, fanno. Non cerca immunità parlamentari né stipendi di diverse migliaia di euro al mese che avrebbe facilmente potuto ottenere candidandosi alle europee. Resta, forte della sua onestà, della sua lealtà verso la Costituzione, rispettoso delle leggi e degli stessi magistrati che con un accanimento degno di miglior causa gli hanno persino impedito di fare la sua campagna elettorale come candidato al consiglio comunale, decretando di fatto, con queste misure, la sconfitta della lista in cui era candidato, capeggiata da Maria Spanò una coraggiosa ed intraprendente donna jonica, già assessore di provata capacità. Martedì 11 giugno parte il processo. A Locri ci sarà una manifestazione di solidarietà promossa dal Comitato 11 giugno, nato da meno di un mese per sostenere e dare solidarietà a Mimmo Lucano in questa vicenda giudiziaria. In tante altre piazze d’Italia ci saranno presidi in luoghi simbolici a mostrare ancora solidarietà a Lucano e a dire con forza che nessuna sconfitta elettorale maturata in un clima di assedio e sospensione della democrazia, può minare la sua dignità umana e politica, la sua onestà di uomo e di amministratore, il valore e la potenza della sua utopia. Che la sua Riace, entrata nella leggenda, continuerà ad essere simbolo di umanità e degli abitanti della terra che riconoscono nell’altro un fratello e non un nemico.

Ps. A Roma che ha accolto Mimmo con affetto e solidarietà militante in tante occasioni, l’ultima, travolgente alla Sapienza, il presidio si terrà l’11 giugno dalle ore 10 alle ore 13 a piazza della Madonna di Loreto.

L’intervento di Mimmo Rizzuti è tratto da Left in edicola dal 7 giugno 2019


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