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Nel maggio del 2019 si è tenuto il pellegrinaggio del Lag-ba-Omer alla sinagoga della Ghriba (la meravigliosa) sull’isola di Djerba in Tunisia. Come ogni anno, la comunità ebraica sia tunisina che della diaspora ha festeggiato il suo pellegrinaggio che quest’anno coincideva anche con il mese del ramadan musulmano, fornendo l’occasione di un iftar comune che ha riunito i rappresentanti e i fedeli delle tre religioni del Libro in Tunisia.

A lungo la Tunisia è stata presentata dalle autorità come un Paese fortemente omogeneo a netta maggioranza arabo-musulmana di confessione sunnita e di scuola giuridica malekita comprendente una piccola minoranza ebraica, ma la Tunisia è molto più stratificata e differenziata al proprio interno a livello di composizione etnica, religiosa e linguistica di quanto questa descrizione schematica non permetta di capire. In effetti, dopo la rivoluzione del 2011 e l’avvio della transizione democratica, sono nate numerose associazioni che hanno iniziato a lavorare sui diritti delle minoranze e che non cessano di reclamare la concessione di diritti di cittadinanza piena per tutti i Tunisini, inclusi coloro che oggi subiscono discriminazioni di diritto e/o di fatto. Tali associazioni hanno infatti portato all’attenzione pubblica l’esistenza di numerose minoranze etniche, religiose, linguistiche e sessuali.

Al livello di composizione etnica, la Tunisia conta – oltre alle summenzionate popolazione araba ed ebraica – gruppi di cittadini neri ed amazigh (un popolo autoctono dell’Africa del nord), soprattutto concentrati nei governatorati del sud della Tunisia, i cui numeri sono virtualmente ignorati nonostante i numerosi appelli dell’Onu al governo di fornire cifre statistiche attendibili sulla composizione etnica del Paese. Ad oggi, non esistono dati ufficiali in merito.

Al livello della composizione religiosa, la Tunisia, oltre alla minoranza ebraica che è sempre rimasta nel Paese, conta anche una minoranza cristiana autoctona (costituita da Tunisini convertiti) oltre a cristiani europei e subsahariani residenti in Tunisia e ad una minoranza bahai, che ancora, a distanza di anni, richiede alle autorità l’assegnazione di un cimitero per i propri fedeli, privilegio che viene ad oggi riconosciuto solo ai fedeli delle tre religioni del Libro. Il numero di persone atee è ugualmente sostenuto, tanto che gli atei si sono recentemente costituiti in un’associazione – Associazione dei liberi pensatori – autorizzata dal governo: un caso unico in Maghreb e Medio Oriente.

Ancora, a livello linguistico, gli amazigh sono diventati una minoranza linguistica a seguito dell’arabizzazione. Il numero dei parlanti tafinagh si riduce progressivamente e lo Stato non fa nulla per preservare la sopravvivenza di questa lingua che ad oggi è parlata solo in qualche villaggio. Tuttavia, esistono delle iniziative private volte a preservare l’apprendimento e l’uso del tafinagh e una forte domanda di riconoscimento dei diritti culturali e linguistici specifici delle poche comunità superstiti.

Per quanto riguarda le minoranze sessuali, si tratta soprattutto della comunità Lgbt, il cui riconoscimento è sostenuto da numerosi attori della società civile in continuità con la recente depenalizzazione legale dell’omosessualità (articolo 230 del Codice penale).

Nonostante la Costituzione del 2014 garantisca piena uguaglianza e libertà di coscienza a tutti i cittadini (articolo 6), ella assegna ancora alcuni privilegi all’Islam e alla lingua araba, poiché l’articolo 1 così dispone: « La Tunisia è uno Stato libero, indipendente e sovrano. L’Islam è la sua religione, l’arabo la sua lingua e la Repubblica il suo regime». Questa definizione è confermata da altri articoli costituzionali che vanno nello stesso senso, tra cui quello che stabilisce che la carica di presidente della Repubblica debba essere riservata a candidati di fede musulmana (art.74).

La Tunisia ha ratificato numerosi testi sulla non-discriminazione, ed in particolare le convenzioni Onu tese a proteggere le minoranze e ad accordare loro gli strumenti legali per accedere alla giustizia nazionale ed internazionale. La prima legge sull’eliminazione della discriminazione razziale è stata adottata nell’ottobre del 2018 a seguito delle rivendicazioni di una parte attiva della società civile tunisina, delle raccomandazioni Onu e di alcuni episodi di aggressione razziale che avevano scosso l’opinione pubblica. Tale legge rappresenta una novità assoluta nel mondo arabo: essa prevede la creazione di una Commissione nazionale di lotta contro la discriminazione razziale responsabile della stesura di politiche pubbliche finalizzate a contrastare gli stereotipi a fondo razziale e a fornire delle cifre reali sull’ampiezza dei casi di razzismo riguardo ai neri tunisini e agli immigrati sub-sahariani che si trovino in Tunisia a vario titolo (studio, migrazioni od asilo).

La questione delle minoranze sessuali resta ancora sospesa, nonostante le numerose raccomandazioni internazionali sulla necessità di dare seguito alla depenalizzazione dell’omosessualità, a cui il Governo tunisino stenta a dare risposta. Le associazioni che difendono i diritti delle persone Lgbt hanno anche subito pressioni di varia natura da parte della società e dello Stato che sembra addirittura voler negare di fatto quella libertà d’associazione che è loro accordata per diritto. E’ infatti notizia di cronaca recente che lo Stato ha tentato di chiudere l’associazione Lgbt Shams che era stata precedentemente autorizzata ad operare. Le accuse prodotte a carico dell’associazione non si sono fondate su argomenti giuridici ma sull’invocazione della violazione di «un ordine sociale» e dei «principi della società musulmana» ai quali le attività di tale associazione verrebbero meno. Tuttavia, il tribunale ha preso una posizione chiara, stabilendo con sentenza che l’associazione Shams possa continuare ad operare.

Nonostante la Tunisia si distingua positivamente nel contesto regionale riguardo al buon funzionamento dello Stato di diritto, le minoranze tunisine hanno ancora un lungo cammino da percorrere per ottenere il pieno riconoscimento e l’uguaglianza sostanziale.

Omar Fassatoui, titolare di un dottorato in scienze politiche, è ricercatore associato presso il CHERPA Aix-en-Provence e presso la Facoltà di Diritto e Scienze Politiche dell’Università di Tunis el-Manar. La sua area di ricerca spazia dai diritti umani, alle questioni migratorie, ai rapporti Stato/religione

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