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Gli uni, (la Commissione Ue), hanno sostanzialmente vinto le elezioni europee. L’altro, Salvini, ha vinto quelle italiane. Ora il momento della resa dei conti sembra arrivare.
La Commissione sferra un doppio colpo con l’avvio delle pratiche per una procedura d’infrazione e con una raccomandazione che, nell’ambito delle competenze che la Commissione stessa ha verso tutti gli Stati membri in materia di bilanci, suona particolarmente dura verso l’Italia. Se si vuole usare in modo appropriato il detto popolare «stare tra l’incudine e il martello», questo è uno dei casi perfetti.
Se si pensa a ciò che è il governo giallonero, a quello che fa in materie sensibili come migranti e sicurezza e al fatto che sul debito vuole rilanciare con la Flat tax, cioè sforare per favorire i ricchi, contro la progressività costituzionale, non ci si può che augurare che questo governo scompaia. A leggere però le 15 pagine delle raccomandazioni vengono i brividi. Mi viene il dubbio che non si sia capito fino in fondo quale marchingegno sia stato messo in piedi nei modi, diciamo così, farraginosi con cui si è costruita la Ue. Sta di fatto che ormai dagli anni della crisi finanziaria la Commissione si è vista consegnare – con un pacchetto di norme approvate che vanno dal Six pack, al Two pack, al Fiscal compact – l’indirizzo e il controllo preventivo sui bilanci. Quando poi si arriva alle crisi estreme interviene la Troika. Ma stiamo alla “normalità”. E leggete quelle 15 pagine.
Non è che dicano “dovete stare nei parametri e non ci state”. No, intervengono su tutto. Dalle pensioni, al fisco, ai contratti. Materie che apparterrebbero ancora agli Stati. Ora, pur ritenendo che…

L’articolo di Roberto Musacchio prosegue su Left in edicola dal 14 giugno 2019


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