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Attraverso l’inquietante vicenda di Savoini abbiamo appreso che l’Italia, oltre ad essere incapsulata nel patto Atlantico, è entrata a far parte dell’orbita russa. È stata annessa per via affaristica e clientelare. Con il coinvolgimento di figuri che Claudio Gatti nel suo libro inchiesta I demoni di Salvini (Chiarelettere) definisce «post nazisti». Quando, come e perché l’Italia ha smesso di essere un Paese europeo per puntare tutto su Putin, (sodale di Berlusconi), che nel suo Paese ha imposto un regime anti democratico e attacca a morte i giornalisti? Con tutta evidenza non è stata una decisione passata attraverso il dibattito parlamentare. Né il Parlamento ne ha chiesto adeguatamente conto a Salvini. Cosa ne pensa il presidente della Repubblica, Mattarella? Dove è finito il giornalismo d’inchiesta sui quotidiani mainstream?

Mentre i grandi giornali raccontano il Russia Gate come se fosse un giallo per l’estate dilettandosi con retroscena di cene di alto bordo e intrighi di palazzo, il governo che ha annunciato di aver abolito la povertà attacca i più poveri, con provvedimenti iniqui come la flat tax e inasprendo ferocemente il daspo urbano. Nel silenzio generale. Di questo modo di trattare le questioni sociali come questioni di ordine pubblico, Roma è stata l’antesignana. Abbiamo ancora davanti agli occhi le scene di sgombero coatto e violento dell’estate 2017 in piazza Indipendenza con l’uso degli idranti da parte della polizia contro persone inermi. Denunciammo quella «operazione di cleaning» (vale a dire “pulizia”: etnica?), così la definì la prefetta che dirigeva le operazioni. Intanto la città governata da Virginia Raggi è diventata la capitale degli sgomberi, accanita contro le frange più deboli. Mentre lascia a CasaPound la libertà di continuare ad occupare impunemente, nonostante il danno erariale da 4,5 milioni certificato dalla Corte dei conti.

Dopo lo sgombero dell’ex Penicillina e dello stabile di via Carlo Felice, fucina di attività sociali, di solidarietà e informazione, nei giorni scorsi è toccato ad una ex scuola a Primavalle. Impossibile chiudere gli occhi davanti all’immagine di quel bambino che cerca di mettere in salvo dei libri, sotto lo sguardo di agenti in tenuta anti sommossa. Impossibile rimanere inerti rispetto alla sua domanda di futuro. E a quella di moltissimi altri ragazzini come lui. Sono quasi un milione e trecentomila i bambini in povertà assoluta in Italia che patiscono anche una povertà di proposta formativa e di istruzione. A questo tema abbiamo già dedicato una copertina e ora vogliamo continuare ad approfondire questo che a noi pare il tema cruciale: il diritto allo studio, il diritto ad alzare lo sguardo, immaginando un mondo diverso, senza confini, senza barriere mentali, senza pregiudizi, per costruire un mondo più giusto e umano.

Così, in occasione del cinquantenario dell’allunaggio, stregati dall’intuizione di scienziati, artisti e navigatori che seppero immaginare spazi più ampi, allargando prima di tutto il nostro spazio interiore, siamo andati a cercare chi oggi non si arrende a questa nerissima realtà e con coraggio guarda oltre mettendosi in viaggio in cerca di un futuro migliore, lottando per i diritti di tutti, cercando modi per portare avanti la ricerca, per far progredire la conoscenza, a vantaggio di tutti. In tempi di crisi della politica e della rappresentanza sono i movimenti antirazzisti e delle donne, i giovanissimi dei #FridaysForFuture a nutrire la speranza del cambiamento, a parlarci di un altro modo possibile di abitare e vivere i rapporti. Mentre esponenti del governo giallonero attaccavano ferocemente la capitana Carola Rackete per aver portato in salvo vite umane, più di un milione di euro veniva raccolto grazie alla generosità di semplici cittadini, a sostegno della SeaWatch3.

Mentre le grandi potenze attuano politiche neoliberiste e di sfruttamento che distruggono la società e l’ambiente, migliaia e migliaia di ragazzi in tutto il mondo scendono in piazza chiedendo un green new deal. «I media devono cominciare a occuparsi seriamente del Climate change, devono trasmettere i risultati dei numerosi rapporti scientifici e le loro conclusioni allarmanti. Dobbiamo informare l’opinione pubblica su ciò che sta realmente accadendo. Quando realizzeranno l’entità del problema, agiranno. Quando sapranno cosa può essere evitato e come evitarlo, faranno ciò che è necessario per farlo. Almeno, è quello che spero» ha detto Greta Thunberg nei giorni scorsi intervistata da Liberation. Questioni complesse in parole semplici. Fiducia nel sapere e lotta tenace. Anche da qui possiamo partire per un percorso di ricostruzione della sinistra che sarà necessariamente lungo e non facile. Non smettiamo di combattere per i nostri ideali. Vogliamo la luna.

L’editoriale di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola dal 19 luglio 2019


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