Ora considerate se questo è un ministro. O anche, più banalmente, se questo è un uomo, un uomo che possa avere il senso dello...

Ora considerate se questo è un ministro. O anche, più banalmente, se questo è un uomo, un uomo che possa avere il senso dello Stato, delle istituzioni e della giustizia. Considerate se questo non sia semplicemente il portavoce dei biliosi che ostiano nei cessi e nei bar con la supponenza di credere che il loro buonsenso debba essere regola comune, uno di quelli che considera le pulsioni un diritto e che giudica i diritti degli altri un semplice ostacolo burocratico alla giustizia.

Il ministro Salvini rilancia la morte di un carabiniere per mano di due immigrati, rilancia la notizia di due probabili magrebini. A lui, del resto, interessa il colore della pelle, il fatto che possano essere associati ai barconi. A Salvini non interessa la vittima: lui annusa i carnefici perché potrebbero tornargli utili per qualche voto in più.

Il ministro Salvini chiede i lavori forzati. I lavori forzati da noi non esistono. In realtà non esistono più in tutti i Paesi civili: invocarli è incivile ma è un’ottima frase per scendere negli inferi a leccare gli sfinteri dei propri elettori. Che un ministro che non abbia mai lavorato in vita sua invochi i lavori forzati, poi, è una barzelletta che farebbe volare via già così.

Si scopre che l’autore dell’assassinio è un nordamericano. Si invoca la pena di morte. Il ministro Salvini la lascia aleggiare tra le sue parole sempre gonfie d’odio. Lui non odia: lui ha bisogno di instillare odio per annebbiare le menti e riuscire a parlare alle pance. Più su della pancia non sa andare. Per questo instilla odio dalla spiaggia (perché ha da riposarsi, poveretto).

Esce una foto vergognosa che è il più grande regalo alla difesa del presunto assassino. Salvini esulta. Dice che l’unica vittima è il carabiniere e cerca di lisciare i carabinieri. Peccato che proprio dall’Arma arrivi una ferma condanna a quel ragazzo bendato dentro una caserma. La differenza è che i carabinieri conoscono la legge: Salvini, no.

A chi gli fa notare che quella foto dimostra che il diritto è stato calpestato Salvini risponde che sono tutti professoroni. Lui, del resto, odia tutti quelli che pensano e che studiano e che hanno autonomia di pensiero. Infatti ama i bendati. I ciechi che sono la sua claque.

«La cecità stava dilagando, non come una marea repentina che tutto inondasse e spingesse avanti, ma come un’infiltrazione insidiosa di mille e uno rigagnoli inquietanti che, dopo aver inzuppato lentamente la terra, all’improvviso la sommergono completamente», scriveva Saramago.

Buon lunedì.

Giulio Cavalli
Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.