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Non una parola sui decreti sicurezza nel discorso al Senato del premier Conte né sugli altri decreti anticostituzionali del governo giallonero. Anche se gli va riconosciuto che – seppur in extremis – ha accusato il vice premier e ministro dell’Interno Salvini di essere scappato dalla verifica in Aula, svicolando dall’obbligo di far chiarezza sul Russiagate.

Nella sua comunicazione in Senato il presidente del Consiglio uscente ha difeso l’operato del governo limitandosi a parlare di un generico nuovo umanesimo come stella polare, invocando un’Europa più solidale e – udite, udite – lui, devoto di padre Pio ha parlato laicità, mentre Salvini baciava il rosario e, come se fosse una cosa normale, parlava dei miracoli di Giovanni Paolo II, rincorso da Renzi che citava il Vangelo.

Anche nell’ultimo atto del governo giallonero in Aula non abbiamo udito una parola in difesa dei diritti umani (sociali e civili) e abbiamo assistito ad una antistorica e medievale gara a negare la laicità come principio supremo dello Stato (come ha scritto la Corte costituzionale nel 1989). Benché nei giorni precedenti Conte, con il ministro della difesa Trenta, avesse preso le distanze dal disumano divieto di sbarco di Salvini, il 20 agosto non ha argomentato il suo repentino cambio di rotta, dedicando solo qualche parola al tema dei migranti nella replica.

Per 19 giorni il ministro dell’Interno aveva usato il pugno di ferro con i naufraghi salvati dalla Open Arms allo stremo, fisicamente e psicologicamente. Al punto che alcuni di loro si erano tuffati in mare nella vana speranza di raggiungere Lampedusa a nuoto. Ora, finalmente, mentre andiamo in stampa, la procura di Agrigento ha disposto il sequestro della nave e lo sbarco immediato dei profughi a bordo.

Il caso della Ong catalana è uno dei tanti che hanno punteggiato lo scellerato governo Lega-M5s. Un anno fa scoppiò quello dell’Aquarius a cui la Spagna offrì un porto sicuro, come ora ha fatto con Open Arms. La Ong trasse in salvo anche la signora Josefa, contro la quale si accanirono i fascioleghisti nostrani, negando che fosse una sopravvissuta per lo smalto rosso sulle unghie, che attiviste le avevano regalato. Clamoroso fu poi il caso della motovedetta Diciotti per il quale Salvini è stato accusato di sequestro di persona scampando il giudizio grazie alla memoria difensiva presentata dal premier Conte a cui si è accodato il ministro delle infrastrutture Toninelli. Non pago, Salvini ha accusato la capitana Carola Rackete, arrestata per aver portato in salvo i migranti a bordo della Sea Watch 3! Ricavandone l’ennesimo autogoal, poiché la magistratura ha riconosciuto lo stato di necessità e di urgenza in cui la capitana ha dovuto attraccare, dopo 17 giorni di stallo in mare.

Abbiamo sommariamente ricordato qui solo alcuni dei moltissimi episodi nefasti che hanno caratterizzato il governo legastellato, basato su un inaccettabile contratto di governo. Inaccettabile anche per la formula dell’accordo di natura privatistica. Per tutti questi 14 mesi non abbiamo mai smesso di denunciare la cinica e falsa narrazione propalata da Salvini e dai professionisti dell’odio che hanno costruito ad hoc un nemico, individuandolo nei migranti, gridando all’invasione, agitando paranoicamente lo spettro di una fantomatica sostituzione etnica quando – come ribadisce Giuliana Sgrena in questo sfoglio – l’immigrazione non è mai stata così scarsa. Notoriamente sono più i giovani italiani costretti a lasciare il Paese per trovare un lavoro, che gli immigrati in arrivo.

L’auto nominato “governo del cambiamento” è stato un totale disastro per il Paese che ora rischia una manovra lacrime e sangue, l’esercizio provvisorio e l’aumento dell’Iva. Lungi dall’aver abolito la povertà il governo giallonero ha varato un reddito di cittadinanza che, al più, è una misura assistenziale, un’elemosina e talmente bassa che molti vi hanno rinunciato. Per non dire di quei malcapitati navigator, precari essi stessi, che dovrebbero trovare ad altri un’occupazione. Avevano promesso l’abolizione della Fornero e hanno prodotto una fallimentare “Quota cento”, che penalizza le donne e che non porta ricambio generazionale.

Il fallimento politico del governo giallonero era da tempo sotto gli occhi di tutti. L’unica risposta che ha saputo dare alle questioni sociali è stata autoritaria, con i due decreti Salvini che, oltre a mettere in atto politiche criminali verso i migranti, reprimono manifestazioni pubbliche di dissenso. Spingendosi pericolosamente sulla strada dell’emulazione di Mussolini, dalle spiagge Matteo Salvini ha preteso «pieni poteri», suscitando una viscerale e profondissima rivolta fra quanti – e siamo tanti – non hanno annullato la storia antifascista di questo Paese e considerano come stella polare i valori della Costituzione nata dalla Resistenza. Ora è giunto il momento in cui l’opposizione deve non solo rifiutare ogni forma di governo antidemocratica, ma proporre con coraggio una propria visione, puntando ad elaborare un progetto egemone per costruire un’Italia più giusta, laica, moderna e democratica. Il governo giallonero ha parlato a vanvera di sicurezza senza fare nulla riguardo alla vera sicurezza che manca in questo Paese: sul lavoro, nelle aree vessate dalle mafie (come in questo numero documentano Gazzanni e Iorio), nelle famiglie dove le donne sono vittime di violenza, nei territori a rischio sismico.

Nulla è stato fatto per la messa in sicurezza del territorio, come raccontiamo in questa storia di copertina che traccia un quadro drammatico a tre anni dall’ultimo distruttivo terremoto. Dopo un governo che ha contribuito ad aumentare la forbice delle disuguaglianze, che con lo Sblocca cantieri e i condoni ha fatto la fortuna degli speculatori, mentre lascia sul tavolo centinaia di crisi aziendali, è tempo che la sinistra alzi la testa, cominciando a parlare di politiche per uno sviluppo sostenibile, Green new deal, investimenti sulla scuola e sulla ricerca, misure di welfare universale e di protezione dei ceti più poveri, patrimoniale, diritti sociali e diritti civili (cancellazione del ddl Pillon, una legge sul fine vita, abolizione di quel che resta della legge 40, campagne di prevenzione contro la violenza sulle donne ecc.). Per cominciare. Mentre si riaffacciano alla ribalta vecchi “campioni” del neoliberismo pronti a riproporre fallimentari ricette di austerity, la sinistra faccia un bagno di realtà ma tentando anche uno scatto di immaginazione, provando a guardare oltre la dittatura del presente. è accaduto perfino nei periodi più bui, è accaduto sotto il fascismo, è accaduto dietro le sbarre a Ventotene.

Liberiamoci dal tatticismo e da quest’inerzia mortale che ci consegna a una subalternità totale, stritolati nella tenaglia fra il populismo sovranista e il “partito” di Ursula von der Leyen che, per quanto sia argine ai nuovi fascismi, è stata un criticatissimo ministro in Germania, ha espresso posizioni più conservatrici di Schäuble. Perciò non è stata votata né dai Verdi né dalla Gue.

L’editoriale di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola dal 23 agosto 2019


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