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Se decollerà un nuovo governo Pd-M5s all’altezza dei problemi del Paese dovrà rappresentare una svolta reale rispetto al primo governo Conte. Non basta cambiare i nomi, cosa peraltro piuttosto complicata. Bisogna cambiare radicalmente la visione e le prospettive del nostro Paese, a partire da una rinascita del Mezzogiorno, e dalla proiezione dell’Italia verso il Mediterraneo.

Purtroppo, anche per i modi in cui è maturata la crisi e si sono determinate le condizioni che potrebbero portare ad un auspicabile rovesciamento di fronte, nei punti elencati da Zingaretti, al di là della genericità, non si coglie il rovesciamento dell’approccio al modello di sviluppo del nostro Paese, che ha prodotto un’Italia diventata sempre più diseguale sul piano sociale e territoriale. Né alcun richiamo ad una diversa politica verso il Mediterraneo. Come certifica l’ultimo Rapporto Svimez, la diseguaglianza tra Nord e Sud è diventata una voragine che rischia di travolgere l’intero Paese. Ed il Sud, in un’Italia aggrappata alle Alpi sarà sempre marginale. Né serve parlare di Mezzogiorno come un’appendice al programma generale di governo, come si è fatto per tanto, troppo tempo, (la scuola, la sanità, i giovani, le donne… e bla bla bla). Nel contempo noi continuiamo ad essere sempre più dentro il Mediterraneo e alle dinamiche complesse che in quest’area si producono, a cominciare dai fenomeni migratori, senza una politica mediterranea ad ogni livello.

Men che meno con una strategia di accoglienza, inclusione, assimilazione, integrazione, da cui i nostri governi e tante nostre comunità locali fuggono per non rischiare l’impopolarità. E quando una comunità locale come Riace mostra la praticabilità e la ricchezza di un altro approccio al fenomeno, diventando un modello ed un simbolo a livello mondiale, viene…

L’articolo di Tonino Perna e Mimmo Rizzuti prosegue su Left in edicola dal 13 settembre 2019

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