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Una manifestazione che è anche un concerto. Si chiama Liberi fino alla fine e si terrà stasera, 19 settembre, dalle 17 in poi a Roma, nei giardini intitolati a Piergiorgio Welby (in piazza San Giovanni Bosco). L’evento è promosso dall’associazione Luca Coscioni, di cui fa parte Marco Cappato, che nel 2017 accompagnò Fabiano Antoniani (in arte Dj Fabo) in una clinica in Svizzera dove si sottopose al suicidio assistito.

La manifestazione ha lo scopo di fare pressione sul Parlamento affinché entro il 24 settembre si esprima in merito al divieto di aiuto al suicidio previsto dall’articolo 508 del Codice penale, come richiesto dalla Corte costituzionale. Il 24 settembre, ricordiamo, è la data in cui la Consulta ha fissato l’udienza pubblica su Istigazione o aiuto al suicidio – incriminazione delle condotte di aiuto al suicidio in alternativa alle condotte di istigazione. Sulla violazione dell’articolo 508 è stato improntato tutto il processo a Cappato, che dopo aver accompagnato Antoniani in Svizzera si è autodenunciato. Durante il processo alla Corte d’appello di Milano, però, sono stati sollevati dei dubbi sulla legittimità e l’attualità dell’articolo, che risale al Codice Rocco del 1931, rimandando la decisione alla Corte costituzionale. Secondo l’ordinamento attuale, Cappato rischia da 5 a 12 anni di carcere per aver aiutato Antoniani a mettere fine alla sua vita, che verteva ormai in una condizione che lui giudicava insopportabile. Una legge di iniziativa popolare sul fine vita è stata depositata sei anni fa, ma non ha mai avuto seguito in Parlamento.

Nel frattempo, dalla Conferenza episcopale italiana sono già partite le critiche e gli ammonimenti ai giudici in merito al decidere sulla incostituzionalità dell’articolo 508. Secondo il cardinal Gualtiero Bassetti, a capo della Cei, «vivere è un dovere, anche per chi è malato e sofferente». 

 

Per approfondire, leggi l’inchiesta di Checchino Antonini e l’articolo del segretario Uaar, Roberto Grendene, su Left in edicola dal 20 settembre

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