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Uno dei problemi maggiori che deve affrontare lo studio sull’arte di Leonardo da Vinci è costituito dalla condizione di isolamento costruita dalla mitologia degli ultimi due secoli intorno alla figura e all’opera del grande artista toscano. L’enfatizzazione della genialità di Leonardo passa attraverso il suo isolamento.

Leonardo è artista unico, irripetibile e la sua opera non si pone quasi mai dentro l’ambito rinascimentale ma molto al di fuori di esso. Persino la sua formazione nella bottega del Verrocchio appare sminuita dal principale biografo dell’artista, Giorgio Vasari, che deprime la grandezza del Verrocchio per enfatizzare la grandezza dell’allievo fatto appunto da sé.

Sempre il Vasari orienta in maniera definitiva gli studi successivi affermando che fu Leonardo ad influenzare gli artisti contemporanei e primo tra tutti Raffaello e che non vi furono influenze in senso inverso. Una posizione critica oggi insostenibile dal momento che il corpus dei disegni di Leonardo contempla alcuni disegni che riproducono il David di Michelangelo (Windsor) a testimoniare che Leonardo fu sensibile all’arte degli altri grandissimi contemporanei e che in qualche caso ne subì l’influenza.

Ancora più significativa appare la postilla che Federico Zuccari (1540-1609) appose ad una edizione delle Vite del Vasari del 1568 per commentare la pretesa di Vasari di una maggior grandezza di Leonardo rispetto a Raffaello: «Come si scopre sempre (Vasari) partiale in volere preferire i toscani a tutti gli altri, che ardisia antiporre Lionardo a Raphaello, chè per valent’omo che fusse Lionardo, non a comparatione con la gratia, con l’arte e con l’eccellenza di Raffaello, universale, copiose e singulare».

Leggere oggi, nel cinquecentenario della morte di Leonardo, questa affermazione può risultare…

Antonio Forcellino, autore di molti libri su Leonardo, è il curatore insieme a Roberto Antonelli della mostra “Leonardo a Roma. Influenze ed eredità” aperta dal 3 ottobre al 12 gennaio 2020 nella villa Farnesina e realizzata dall’Accademia dei Lincei e dalla Fondazione Primoli.

L’articolo di Antonio Forcellino prosegue su Left in edicola dal 4 ottobre 2019

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