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Due sardi, di Sorso, sono fermi in mezzo alla strada provinciale 90 che porta a Tempio, in mezzo alla careggiata. La loro utilitaria ha il muso danneggiato e riverso in mezzo alla strada c’è un cinghiale, morto. Un investimento come ne accadono molti da quelle parti (in Gallura ci sono almeno una sessantina di casi segnalati) e che solitamente si risolve con un risarcimento per sinistri provocati da selvaggina vagante.

I carabinieri della stazione di Luogosanto, lì vicino, intervengono sul posto ma hanno qualche sospetto sull’incompatibilità delle ferite sull’animale e i danni dell’auto. Decidono di approfondire e chiamano un veterinario per un consulto: il medico si accorge che le interiora del cinghiale sono ancora surgelate. In sostanza i due automobilisti hanno scongelato il cinghiale e piuttosto che una lauta cena hanno deciso di apparecchiare un finto incidente per accaparrarsi i soldi dell’assicurazione.

Sembrava qualcosa che non era, è bastato approfondire (andare a fondo in questo caso significa controllare gli organi interni) per accorgersi dell’errore di sensazione e di interpretazione.

Il cinghiale congelato di queste ore è Erdogan, sultano illiberale e antidemocratico di una Turchia che per anni ci hanno proposto come nazione degna di stare in Europa e di essere trattata come se fosse un Paese da prendere sul serio. Non contano le interiora che ci parlano di opposizioni interne silenziate con la violenza, di giornalisti censurati e di rifugiati che vengono trattati come bestiame. Da fuori il cinghiale Erdogan all’Europa è sembrato un ottimo modo per bloccare l’immigrazione in Europa ed è piaciuto così tanto che hanno deciso di pagarlo lautamente.

Ma nelle interiora della Turchia c’è una violenza che non è una novità e che non sta solo nella guerra di questi giorni contro il popolo curdo: la democrazia di Erdogan è surgelata da tempo, bastava avere voglia di guardare più in fondo.

Buon lunedì.

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