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1 – Arpanet questo progenitore

Nel 1983 ero uno studente di Master alla Carnegie-Mellon University in Pittsburgh in Pennsylvania, grazie ad una borsa Fulbright. Eravamo “obbligati” in alcuni corsi di economia e di pianificazione ad usare il computer. Scaricavamo enormi quantità di informazioni di cui dovevamo ipotizzare un qualche significativo risvolto. Il tutto avveniva in dei computer condivisi in laboratorio. Erano dei terminali(molto brutti tra l’altro, con quegli schermi grigio scuro e quei caratteri verdognoli. Facevo il lavoro senza troppo domandarmi, né troppo capire dove eravamo o dove saremmo andati.

I più avanzati tra noi usavano la email. E sentivo parlare di qualcosa di miracoloso e cioè di dei “Bulletin Boards”. Luoghi informatici in cui pubblicare inserzioni.

Non lo sapevo, ma stavo usando la rete Arpanet. Si trattava di un ambiente nato negli anni Sessanta in ambito militare, ma poi ampliato alle università come la mia (che era una punta di diamante nell’Informatica negli Stati Uniti). L’idea era connettere i computer di una specifica organizzazione non attraverso un sistema verticale e piramidale, ma con un sistema orizzontale: a net, cioè a rete. Questo era possibile in particolare attraverso una serie di invenzioni tra cui la principale era il cosiddetto TCP/IP e cioè un protocollo dal qual ogni nodo che trasmetteva informazioni era sempre e ogni volta univocamente individuato.

In questo modo si sapeva da dove proveniva l’informazione, ma allo stesso tempo il non funzionamento di quello specifico nodo non portava al collasso del sistema. Tornai ad utilizzare Arpanet solo nel 1995 quando ero in grado di corrispondere dal Mozambico con una sola persona della mia rete di conoscenze. Una zia urbanista alla World Bank di Washington.

Tornato dal Mozambico qualcuno mi disse “Ehi è arrivato Internet”. Non sapevo che cosa fosse né che cosa fosse successo nel frattempo.

2 – Il grande inventore Tim Berners-Lee

A volte nelle vicende dell’umanità capitano cose belle e fortunate che ne cambiano il corso (che so, Jenner che inventa il vaccino, Fleming la penicillina ecctera). Ebbene uno di questi eventi fortunati è l’invenzione di Tim Berners-Lee al Cern. In una parola invece di collegare alcuni contenuti via rete, Tim inventa come condividere il contenuto del proprio computer. E‘ come se a casa mia rendessi una stanza aperta a tutti! Per ottenere questo fine Berners-Lee ha inventato un linguaggio ipertestuale (si chiama Html e il suo cuore è il Link). Html sviluppa HperTalk e il mondo di Bill Atkinson, eroe e geniale programmatore del Macintosh, che aveva creato nel 1987 Hypercard. Poi Tim deve creare un ambiente multimediale (nella stanza ci sono cassette di musica o video, libri, disegni, database che devono essere tutti accessibili) e infine non importa se io sono un cinese, un californiano o un italiano (cioè se il il mio computer parla Unix, Window o MacOs). La stanza deve essere completamente praticabile da tutti. Era il 1991 e Berners Lee pubblicò il primo sito e creò la denominazione Www: World Wide Web, una ragnatela che si espande in tutto il mondo. Negli anni successivi, Marc Andreessen mise a punto quello che per molti fu il primo browser (lo sfogliatore…) cioè il programma che permetteva di frugare dentro la stanza aperta e da quella a tutte le stanze aperte del mondo. Era chiamato Net-scape. Paesaggio della rete diremmo noi. Oltre al Landscape, al Cheapscape, all’Urbanscape adesso esisteva il Netscape: era un paesaggio mentale, un poco un modo di essere, un modo di condividere non solo idee e file.

3 – Costruire la propria casa

Il 23 ottobre del 1999 ci fu un fatto per me decisivo. Ci fu la release numero 9 del sistema operativo Macintosh (definito dalla Apple «The Best Internet Operating System Ever»). In questa versione era previsto un modo facile ed efficace per creare e aprire la propria stanza. E cioè per organizzare una parte del proprio computer affinché fosse visitabile e entrasse a pieno titolo nel World Wide Web. Ci misi poco tempo a capire come fare, e nel dicembre del 1999 avevo creato il mio sito. Fu per due o tre anni effettivamente residente nel mio computer all’università (che rimaneva sempre accesso e collegato alla rete) e fu successivamente trasferito nel server della Università “Sapienza” dove ancora oggi – vent’anni dopo – sta . Misi subito dei picchetti concettuali. Questa stanza aperta era veramente la mia Home, cioè doveva rappresentare qualcosa di più della mia immagine pubblica di saggista e docente. Vi era certo l’accesso a bibliografie e rimandi ad articoli e saggi, ma esistevano delle news, dei commenti, delle foto del mio ufficio e dei libri o articoli che leggevo, vi erano dei commenti sull’attualità, dei dieci a lode che attribuivo a quanto di meritevole esisteva. E vi era una sezione didattica in cui pubblicavo integralmente le tesi di laurea. Tutte cose inconcepibili al tempo e rivoluzionarie. Questo sito per una fase, agli albori di internet, ottenne un tale successo che era il quarto della graduatoria alla Sapienza. Preceduto solo da siti istituzionali, di facoltà e biblioteche. Una idea fondamentale fu quando decisi di ripubblicare una selezione dei miei articoli del decennio precedente, non solo nella mia Home page, ma nella più importante rivista on line italiana. La rubrica era Coffee break la rivista Arch.it e si era alla fine del 2000.

Naturalmente il sito era compagno di strada per lo sviluppo di molte delle mie altre attività di ricerca ed editoriali di cui non voglio tediare il lettore, ma qualcosa va detto sulla didattica. Nel 1999 facevo le lezioni ancora con le diapositive, ma il corso stesso e i suoi esiti furono alla fine riassunti in una versione web (ancora esiste). L’anno dopo il corso passò integralmente al computer. Ma non era affatto un power point. Era un corso svolto integralmente attraverso le pagine Html. Gli studenti potevano tornarci, usare i link, mandare degli approfondimenti. Dal 2001 il grandissimo salto: non solo io come docente, ma tutti gli studenti avevano un proprio sito che accompagnava lo sviluppo del corso e ne conteneva tutto il materiale. Ognuno doveva capire come partecipare al World Wide Web. Si trattava di essere parte attiva di quel ribaltamento da Oggetto a Soggetto che era una delle promesse di Internet. Si trattava di diventare coscientemente “Trasmettitori di informazioni” e non passivi utenti.

Mi fermo qui per ora perché di cose ne sono successe. Ma rimane il concetto base. Internet è una sfida per la comprensione delle sue potenzialità, una sfida che dobbiamo accogliere con creatività. E lottare per la sua sostanza di progresso e libertà. [Prima puntata – SEGUE]

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Antonino Saggio, insegna dal 1985 Informatica e Architettura prima alla Carnegie-Mellon di Pittsburgh, poi all’ETH di Zurigo e dal 1999 alla “Sapienza” di Roma. Ha fondato la collana internazionale “La rivoluzione informatica in Architettura” (Birkhauser, Edilstampa) che dal 1998 ha prodotto 38 volumi ognuno incentrato su una personalità o su un tema rivelante per comprendere il grande cambiamento di orizzonte teorico e culturale di cui l’Informatica è portatrice anche per l’architettura.

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