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Accade di nuovo. Un incendio ha distrutto i locale de La Pecora Elettrica. Nella notte tra il 5 e il 6 novembre rogo molto probabilmente di origine dolosa (è stato trovato del liquido infiammabile) ha devastato la libreria antifascista di Centocelle a Roma distruggendone buona parte e circa metà dei libri che si trovavano all’interno. Era già successo lo scorso 25 aprile (Left se ne era occupato anche allora) e dopo mesi di lavori e impegno per riaprire quello che è molto più di un esercizio commerciale, piuttosto un punto di ritrovo del quartiere, la Pecora era pronta per l’inaugurazione, fissata per il 7 novembre. Ora la vetrina infranta dal fuoco è un po’ la metafora delle speranze di chi attendeva con trepidazione di poter tornare in quei locali che, grazie a un’impegno di tutta la comunità di sinistra che si era riunita intorno ai gestori della libreria, si apprestava a riaprire le porte a chi si sentiva a casa tra l’odore dei suoi libri.

Si riapre la questione che già aveva sollevato dubbi il 25 aprile: perché qualcuno odia tanto La Pecora Elettrica? La risposta sembra trovarsi nell’intolleranza di chi non vuole uno spazio aggregativo antifascista in un quartiere di periferia, le zone preferite dai movimenti neofascisti per cercare di cementare la loro base elettorale e di consenso. Che Centocelle si aggreghi in un luogo fortemente identitario come una libreria dichiaratamente di sinistra evidentemente dà fastidio, e molto. Che la sinistra dia una risposta alle esigenze della “pancia del Paese”, pure. D’altronde risale solo a pochi mesi fa l’episodio del giovane Simone, quindicenne di Torre Maura che ha risposto ai fascisti che il suo quartiere non appartiene a loro. I quartieri che dovrebbero essere sinonimo di razzismo e insofferenza, in realtà, sono ancora sacche di resistenza a chi li vorrebbe talmente disperati da ridursi a fare il saluto romano a chi promette di risolvere i loro problemi. La Pecora Elettrica non ci sta, e nemmeno i suoi frequentatori e tutti coloro che in questi mesi le hanno dimostrato concreta solidarietà. Bisognerà fare luce sulla questione e puntare il dito sui colpevoli, chiamandoli con il loro nome, per non rischiare di finire nella distopia da cui prende il nome.

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