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Pensato per “aiutare” i Paesi dell’Eurozona in difficoltà, il Meccanismo europeo di stabilità può imporre a chi vi aderisce la ristrutturazione preventiva del debito per accedere al Fondo salva Stati: ossia stretta sulla spesa pubblica e privatizzazioni

Nei sistemi finanziari moderni, la moneta non è una merce ma un contratto di credito, a fronte del quale vi è un debito che circola di mano in mano. Non c’è moneta, in sostanza, senza un credito e un debito. Il rischio di una crisi finanziaria è dunque sempre presente, soprattutto ove l’economia non produca redditi sufficienti a ripagare i debiti, oppure i crediti siano concessi per operazioni di dubbia redditività. Per ridurre questi rischi è necessaria un’istituzione – la Banca centrale – che controlli il funzionamento del mercato e che, in emergenza, sia disposta ad intervenire offrendo la liquidità necessaria. Questa funzione di “prestatore di ultima istanza” deve essere svolta sia nei confronti delle banche commerciali, sia nei confronti dei titoli del debito pubblico.

Nei Paesi aderenti alla moneta unica, e solo in essi, il legame tra debito pubblico e Banca centrale è invece reciso: i governi, per finanziarsi, non possono appoggiarsi alla propria Banca centrale ma devono rivolgersi ai mercati finanziari. Ove i mercati considerino a rischio il debito di un Paese, possono rifiutarsi di acquistare i titoli del debito pubblico e causare il suo fallimento. Anche senza arrivare a questo, mancando una Banca centrale, se il Paese è considerato a rischio salgono i costi di collocamento dei titoli pubblici sul mercato: da qui, ad esempio, l’impennata dei tassi di interesse sui titoli italiani nell’estate del 2011; da qui anche il maggiore livello del tasso di interesse sui titoli pubblici del nostro Paese rispetto ad altri Paesi in condizioni economiche analoghe, o peggiori, generato in sostanza dal fatto che i mercati non considerano del tutto esclusa la possibilità che l’Italia esca dalla moneta unica, e che pertanto i possessori dei nostri titoli possano subire delle perdite.

Per ovviare all’assenza del prestatore di ultima istanza, nel 2012 è stato istituito il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), di cui si sta discutendo la riforma. Il capitale del Mes, sottoscritto dai Paesi che vi aderiscono, è pari a 700 miliardi di euro. Il Mes (conosciuto anche come Fondo salva Stati, ndr) segue specifiche procedure per il sostegno ai Paesi in difficoltà. In sostanza, per accedere agli aiuti, il Paese deve…

L’editoriale di Andrea Ventura prosegue su Left in edicola dal 6 dicembre 2019

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