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Guardare le persone annegare in diretta. Dai nostri droni. Barconi rovesciarsi come in un’immagine fissa, ripetitiva. In cerchio, navi europee, osservano. Senza intervenire. Quello che descriviamo ancora come una “tragedia”, è in realtà, in modo innegabile, una politica intenzionale, attentamente calcolata e pianificata con cura. Un crimine letteralmente “legittimato” con l’invenzione ex novo di una popolazione bersaglio – i migranti -, categoria senza volto né nome, opprimibili ed eliminabili per il loro solo fatto di essere in movimento. Una necro-politica che in solo tre anni ha avuto come conseguenza il massacro sistematico di 20mila bambini, donne e uomini e il trasferimento forzato e la schiavitù di 50mila sopravvissuti nei campi di concentramento libici.

Si tratta in realtà di «crimini contro l’umanità», come accusa un team di avvocati internazionali, capeggiati da Omer Shatz e Juan Branco, che ha presentato alla Corte penale internazionale (Cpi) un esposto contro l’Unione europea e gli Stati membri per le politiche migratorie. In tutto 242 pagine che analizzano ogni scelta, decisione, dichiarazione pubblica dei funzionari e dei politici dei Paesi membri e delle istituzioni comunitarie. Tutto nero su bianco.

Al cuore della tesi di Shatz e Branco finora incontestata, la consapevolezza delle autorità italiane e europee delle conseguenze letali dei loro atti e dei respingimenti sistematici dei migranti in Libia. I capi d’imputazione sono sostanzialmente due: omissione di soccorso e crimini per procura.

Ad oggi la Corte penale internazionale (Cpi), che era stata creata proprio allo scopo di limitare la violenza politica degli Stati, non ha processato mai alcun alto responsabile europeo, anzi, continua ad indagare per gli stessi crimini solo gli attori africani, lasciando ai loro omologhi bianchi europei piena impunità. Dopo l’esposto, la Cpi…

L’intervista di Flore Murard-Yovanovitch a Omer Shatz prosegue su Left in edicola dal 3 gennaio

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